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Dieci intensi giorni di lavoro in pieno svolgimento con progressivi, spesso tenui e impercettibili cambiamenti. Fino al giorno e all’ora della inaugurazione molte possibilità restano aperte. Come sempre l’opera di Marisa Merz deve giungere al punto esatto in cui, come per incanto poetico, disegno, colore, materia e scultura si fanno mondo abitato. Nel museo l’artista ha trasferito le abitudini quotidiane delle sue case–studio di Milano e Torino, dove si incontrano pezzi del passato accanto a lavori recenti e
opere in lavorazione. In un infinito gioco delle parti, questi oggetti vengono continuamente cambiati di posto, possono scomparire alla vista dentro scatole e cartelle per anni, venire riscoperti ed appesi al muro in modo precario con puntine o graffette per un certo periodo oppure rimanere nella stessa posizione per mesi. Esattamente ciò che sta accadendo nelle sale del Museo Madre in questi giorni. Marisa Merz costruisce così un percorso rarefatto ispirato agli spazi razionali e immacolati del Museo. A più di dieci anni di distanza dalla restrospettiva dedicata all’artista dal Centre Georges Pompidou di Parigi (1994), dopo la personale allestita nel 1998 alla Villa delle Rose di Bologna e la partecipazione alla Biennale di Venezia del 2001 - che le valse il premio speciale per la scultura - Napoli offre una nuova e intensa occasione per incontrare una delle artiste più rappresentative del nostro tempo. Il suo lavoro costituisce da quarant’anni la personale risposta senza orpelli ai contenuti elaborati dall’Arte Povera, esperienza che l’ha vista protagonista già dalle prima iniziative, sul finire degli anni Sessanta. In questo contesto, Marisa Merz ha sempre scelto di partire dalla quotidianità, dagli oggetti e dalle forme che animavano il privato per proiettarli su dimensioni universali, come è possibile comprendere anche nella mostra napoletana. Fogli di carta giapponese, cartoncino e carta oleata dialogano in grandi composizioni con lastre di compensato, plastica e metallo, dove l’artista ha tracciato i suoi segni a tempera e gessetto in un movimento di gesti senza progetto. Il suo intervento nelle sale del MADRE abbraccia disegni, installazioni e sculture, distribuite con sapienza e grande attenzione ai dettagli. Un grande disegno rosa e oro, anticipato da possenti travi in legno recuperate dal soffitto di un appartamento, osserva lo zampillo di una piccola fontana ricavata nelle pieghe di un foglio di piombo, dove si apre un fiore. Due volti aprono le loro braccia su un pentagramma di fili di rame, che corrono lungo il muro bianco segnato da piccoli chiodi di ottone. Linee nere e azzurre si intrecciano sapientemente su una lastra di compensato, che fronteggia una piccola scultura in argilla blu e oro. Cinque volti incisi a graffito su lastre di metallo emergono diafani da nuvole dorate. In un percorso che riserva pause alternate ad accelerazioni improvvise, si snoda la mostra dell’artista, che il pubblico potrà ammirare fino al 1 maggio.
Il catalogo della mostra sarà edito da Electa con testi di Eduardo Cicelyn, Denys Zacharopoulos e Costantino D’Orazio e documenterà tutte le fasi dell’installazione delle opere.
INFORMAZIONI
Sede Napoli, Museo Madre – Via Settembrini, 79 Napoli
Informazioni e
prenotazioni Telefono: 081 19313016
(lunedì – domenica: ore 10.00 – 20.00)
Sito Internet www.museomadre.it
Orario dal lunedì al venerdì ore 10.00 – 21.00
sabato e domenica ore 10.00 – 24.00
Giorno di chiusura: martedì
Biglietti Intero: € 7.00
Ridotto: € 3.50
Gratuito tutti i lunedì
Audioguide € 4.00
Per Raggiungere il Museo
dall’aeroporto di Capodichino
e dalla Stazione Centrale: Taxi (circa 10/15 minuti)
In autobus: Bus 3S partenza ogni 15 minuti scendere alla Stazione Centrale (Piazza Garibaldi).
L'AliBus: Partenza ogni 30 minuti scendere alla Stazione Centrale (Piazza Garibaldi) da qui prendere la metropolitana Linea 2, scendere alla fermata Cavour poi a piedi per circa 200 metri .
La mostra rientra nel circuito CampaniaArtecard www.campaniartecard.it
Ufficio Stampa MADRE
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Electa
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