Risalente al XIX secolo, l’edificio è uno splendido esempio di stratificazione storica, tipica di tutto il quartiere antico di Napoli. Originariamente il corpo di fabbrica del palazzo occupava quasi interamente una delle insule (o isolati) disegnate dall’intersezione di cardi e decumani dell’impianto viario greco-romano. A metà dell’Ottocento l’edificio è acquistato dal Banco di Napoli (oggi del gruppo San Paolo IMI), che lo trasforma fortemente per adibirlo a sede del Banco dei Pegni. Tra il 1845 e il 1872 l’edificio viene ampliato attraverso l’aggiunta di due ali di fabbricato, rispettivamente, lungo vico Donnaregina e lungo via Loffredi, e della parte frontale su via Settembrini, dove viene posto l’accesso principale con la creazione dell’androne e dei due blocchi scala. In seguito a tali lavori il cortile sud è ridotto alle dimensioni di un vicolo con passaggio coperto su vico Loffredi. Tale situazione permane identica fino al 1943, eccetto per l’aggiunta di un volume edilizio in cemento armato costruito nei primi anni del ’900, che occulta completamente, inglobandola al suo interno, l’antica facciata seicentesca di Palazzo Capano con il portale in piperno. Negli anni successivi al secondo dopoguerra il palazzo subisce alterazioni architettoniche improprie che non rispettano l’integrità strutturale e architettonica del complesso, come la realizzazione di un atrio sopraelevato che occupa parte della corte superiore; tramezzature e soppalchi che stravolgono la tipologia originaria del palazzo e l’inserimento massiccio d’impianti di climatizzazione nelle murature. A queste si aggiungono, dopo il sisma del 1980, alcuni interventi di rinforzo strutturale. Negli anni ’80 l’edificio è ceduto in locazione al Provveditorato agli Studi di Napoli per poi tornare al Banco di Napoli come Magazzino stampati. In seguito ai gravi danni e dissesti statici provocati dall’alluvione del 2001 l’immobile viene abbandonato. Nel 2003 il San Paolo IMI propone alla Regione Campania la vendita del palazzo restaurato e adibito a museo d’arte contemporanea su progetto dell’architetto portoghese Álvaro Siza Vieira, coadiuvato dallo Studio DAZ-Dumontet Antonini Zaske architetti associati di Napoli.



