| Materiali |
Marmo e calza di seta pura estensibile |
| Altezza: | cm. 453.00 |
| Larghezza: | cm. 100.00 |
| Profonditá: | cm. 76.00 |
Luciano Fabro
Piede
1968
Courtesy :
Galleria Christian Stein, Milano
In esposizione dal 2005 al 2009
Dopo il ciclo delle Italie, iniziato nel 1968 realizzando in materiali diversi sagome della penisola italiana, Fabro concepisce la serie dei Piedi che espone per la prima volta nel 1971. Utilizzando le tecniche artigianali più raffinate di lavorazione del marmo, del bronzo, del vetro di Murano, del cristallo e di altri materiali propri della tradizione italiana rinascimentale e barocca, scolpisce grandi piedi di forme diverse ed ibride, sormontati da colonne di morbida seta dai colori brillanti. Come accadeva nei primi lavori, all’inizio degli anni ’60, il colore è parte integrante della materia, ha dunque un corpo proprio e non ha valore astratto. Appoggiati stabilmente al pavimento, questi “piedi” sono una riflessione sul linguaggio, i materiali e gli elementi costitutivi della scultura, che sono il basamento e il monumento. Fabro inverte i termini del discorso e fa del basamento, che per consuetudine è il piede della scultura, il soggetto stesso e il fulcro delle sue opere, sottolineando il carattere architettonico del linguaggio scultoreo, nei confronti del quale il monumento è solo un fenomeno variabile per quanto seducente.
Il motivo per cui Fabro intitola queste opere con un termine in genere riferito al corpo, sta forse nel fatto che questo ciclo nasce a latere di una riflessione sul corpo umano e, nello specifico sulla persona come massa di relazioni, intrapresa dall’artista nel 1966 con l’opera Indumenti e proseguita fino al 1978 con l’uovo in bronzo di Io. Alla base di questa riflessione è il pensiero che l’unità in arte si presenti come il corpo di una persona, formato non da “parti”, statiche e inanimate, ma da “organi” animati e dinamici. Per questo perdere di vista il senso del corpo, significa per Fabro perdere automaticamente di vista il senso dell’arte e della sua connaturata capacità di trasformazione e ricreazione, perché solo in quanto corpo essa può rigenerarsi.
Fabro fa, dunque, il verso al classicismo italiano, facendo al contempo tesoro della ricchezza del suo bagaglio tecnico ed estetico. Nel suo Piede egli rinnova il gusto barocco del mostruoso e del capriccio, anticipando in questo intreccio tra reale e immaginario, verità e finzione, naturale e artificio quello che sarà uno dei cardini della cultura post-moderna, definita sin dalla metà degli anni ’70 da molti studiosi come il “ritorno del barocco”.
Tutti i nostri sensi si mettono in moto, tutto il nostro fisico reagisce quando siamo interessati a qualcosa, quando entriamo in contatto con qualcosa o qualcuno altro ...
[ continua ]




