| Materiali |
60 fotografie baritate ai sali d'argento |
| Altezza: | cm. 400.00 |
| Larghezza: | cm. 240.00 |
Antonio Biasiucci
Magma
1985 - 1995
Courtesy :
Collezione Cotrone
In esposizione dal 2009 al 2012 (Maggio)
L’opera è formata da 60 fotografie in bianco e nero, poste l’una accanto all’altra a formare un compatto polittico. Le 60 diverse pose scompongono e ricompongono la realtà percepita dall’obbiettivo, per reinventarla secondo la particolare sensibilità dell’autore. Come scrive Christian Caujolle nel 1998, il fotografo è condannato a frammentare il mondo e a ricostruirlo indefinitamente nel quadrato e nel rettangolo scelti come forma-campione del suo sguardo, per dare un senso nuovo all'apparente caos che si presenta ai suoi occhi (Antonio Biasiucci. Magma, Motta). Nonostante la frammentarietà degli scatti, la sistemazione paratattica dona alla visione un carattere narrativo, che l’osservatore è chiamato a riscrivere seguendo il filo della sua immaginazione. Proprio come il fotografo l’ha, a sua volta, scritta con la luce in sapienti composizioni di classica bellezza, utilizzando come alfabeto l’ombra e il buio, dai quali emergono, prima ancora che rocce e lava, la materia informe e il suo crogiolo. Quest’opera è il frutto di dieci anni di lavoro, compiuto da Biasiucci a partire da 1984 e in collaborazione con l'Osservatorio Vesuviano di Napoli, dedicato allo studio dei vulcani ancora attivi in Italia: Stromboli, Vulcano, Etna, Solfatara, Vesuvio, Bocche della Malizia. Vissuto egli stesso all’ombra di un vulcano, Biasiucci conosce bene il fascino viscerale di queste “montagne” composte di rocce ignee eruttate dall'interno della Terra: luoghi remoti avvolti nelle atmosfere mitiche di un tempo più antico dell’uomo, paesaggi limite dove la materia instancabilmente si trasforma passando dallo stato fluido a quello solido, dall’incandescenza vermiglia alla nera scabrosità della pietra. Attraverso un’operazione di ritaglio del particolare quel mare rappreso e sfavillante è tradotto in immagini astrette, originali e universali: archetipi di fertilità e di distruzione, ma anche metafora di una continua metamorfosi creativa, della natura come dell’uomo.
Antonio Biasiucci nasce a Dragoni (Caserta) nel 1961. I suoi primi interessi vanno alla fotografia antropologica e al mondo contadino campano, al quale dedica numerose ricerche. ...
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