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Project Room' Programme 2009_2010

26.03.09 | 01.12.10

Mariangela Levita, EMPATHY EMPATHY
2009
Mariangela Levita, Punch n° 35 Punch n° 35
2007
Domenico Antonio Mancini, Senza titolo Senza titolo
2009
Sherif El-Azma e Nermine El Ansari, Senza titolo Senza titolo
2009
Giuseppe Stellato, Non si tocca Non si tocca
2009
Danilo Correale, The Istanbul Symphony The Istanbul Symphony
2009
Danilo Correale, Celebration Celebration
2008
Roberto Amoroso, Cacophonic battle # 6 Cacophonic battle # 6
2009
Eden Bannet, Untitled (Artemide di Efeso) Untitled (Artemide di Efeso)
2009
Eden Bannet, Untitled Untitled
2009
Donatella Di Cicco, Molto visibile segretamente nascosto Molto visibile segretamente nascosto
2010
Roberto Amoroso, A Piece of my Art (2009)
zoom

Roberto Amoroso

A Piece of my Art

2009

 

 

 

 

L’installazione gioca su due livelli: uno materico, l’altro metaforico. La Project Room è completamente rivestita da un wall-paper che introduce il visitatore in una dimensione metamorfica: una serie di ibridi umano/animale emerge dalle pareti. L’intera architettura compositiva assume un aspetto visionario: gli esseri inquietanti che la abitano sembrano bloccati nell’attimo prima di rovinare al suolo.
Il lavoro di Amoroso è caratterizzato dalla reinterpretazione di stimoli culturali eterogenei. I riferimenti iconografici desunti sia dalla storia dell’arte - le rappresentazioni delle gigantomachie e la postura della statuaria classica - che dalle riviste patinate di moda si fondono agli spunti teorici: teriomorfismo (ibridazione uomo/animale) e cyborg (ibridazione uomo/macchina), sono cifre dialettiche e stilistiche tipiche della sensibilità del Post-Human. La matericità dell’installazione è contraddetta dalla performance dell’artista che per l’intera durata della mostra, armato di personal computer, “dona” una piccola porzione dell’opera a tutti i visitatori muniti di chiavetta usb che feticisticamente possono così impadronirsene e riprodurla a piacimento.

L’azione performativa chiarifica il gioco di parole che dà il titolo alla mostra, preso in prestito da una famosa canzone di Janis Joplin: Piece of my Heart, quasi a suggerire ironicamente l’equivalenza un pezzo del mio cuore / un pezzo della mia arte, un gesto che con l’ausilio tecnologico da simbolico diventa letterale. Un ulteriore arricchimento di senso è dato dal sonoro dell’installazione: la canzone originale è sottoposta al processo di scomposizione tipico del download analogamente a quanto subisce l’opera attraverso la performance. L’audio deframmentato è ridotto ad una sequenza di sonorità noise.

A piece of my Art è una installazione sinestetica, emblematica del passaggio dall’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica a quello dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale, dove l’artista si esprime come forma de-soggettivata mentre l’opera tende a manifestarsi come prodotto impersonale e dispositivo di comunicazione de-realizzato che rende sempre più evanescenti la nozione di diritto d’autore.

 

 

 

 

 

Roberto Amoroso
Roberto Amoroso
Napoli 1979
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[ continua ]

 

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