| Materiali |
fibra artificiale |
| Altezza: | cm. 32.00 |
| Larghezza: | cm. 29.00 |
10.05.07 | 24.09.07
Piero Manzoni
Achrome
1961
Courtesy :
Collezione privata, Italia
Dal 1960 inizia una intensa sperimentazione di materiali sia naturali sia artificiali, come pigmenti fosforescenti, cobalto cloruro, polistirolo, feltro, fibra di vetro, ovatta, pelle di coniglio e paglia, azzerando del tutto anche il processo di trasformazione della materia, sostituito dall’individuazione di materiali dal forte potenziale creativo e d’immagine. Analogamente a quanto aveva fatto Marcel Duchamp ricavando entità estetiche dall’“oggetto trovato” o John Cage riconoscendo valore musicale a ogni suono derivato dalla vita reale, compreso il silenzio. All’interno di tale sperimentazione egli arriva anche a dare un vero proprio valore tridimensionale ai suoi Achrome, mostrando in alcune occasioni una certa analogia con le sculture di Günther Uecker, dal quale però lo separa la sua assoluta estraneità a caricare l’opera di valenze simboliche. Questa incursione nella terza dimensione apre un’indagine sul rapporto spazio/superficie che accomuna Manzoni non solo a Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, ma anche ad artisti di ambito romano come Francesco Lo Savio, che lavora negli stessi anni sul rapporto tra spazio, luce e superficie; e Giuseppe Uncini con i suoi quadri-architettura in cemento armato. Nonostante ciò l’Achrome mantiene sostanzialmente fede al suo rapporto d’origine con la parete, rappresentando negli anni una riflessione approfondita sull’idea di “quadro”, sulla realtà e le possibilità espressive della pittura, come ribadisce la presenza costante del pass partout e della cornice.
Nasce a Soncino, in provincia di Cremona, il 13 luglio 1933 dai conti Meroni Manzoni di Chiosca e Poggiolo. Studia a Milano al liceo classico Leone XIII, poi ...
[ continua ]

























































































