| Materiali |
Scatola di latta e carta stampata |
| Altezza: | cm. 4.80 |
| Larghezza: | cm. 6.00 |
10.05.07 | 24.09.07
Piero Manzoni
Merda d’artista (n.63)
1961
Courtesy :
Milano, Archivio Opera Manzoni
In esposizione dal 2007 al 2012 (Febbraio)
Nell’agosto 1961 Manzoni inscatola ed espone i propri escrementi in 90 barattoli da conserva sigillati, ai quali applica un''etichetta che, in quattro lingue (italiano, francese, inglese, tedesco), ne enuncia il contenuto: “30 grammi netti di merda d’artista conservata al naturale, prodotta e inscatolata nel maggio 1961”. Tirate come un’edizione speciale o un multiplo in novanta esemplari numerati e firmati dall’artista, le scatole di Merda d’artista sono presentate per la prima volta al pubblico alla Galleria Pescetto di Albisola Marina e proposte in vendita a un prezzo pari all''equivalente in oro del loro peso.
Al di là della provocazione implicita nella scelta dello “scarto” per eccellenza per la realizzazione di un’opera d’arte, l’intento di Manzoni è parlare dell’arte e del suo consumo, portando alle estreme conseguenze le premesse poste l’anno prima con la performance Consumazione dell''arte, dinamica del pubblico divorare l''arte, in cui invitava il pubblico a mangiare sul posto le uova firmate con l''impronta del suo pollice. Dopo aver liberato l’arte dalla soggettività emozionale dell’artefice, dal dramma sociale ed esistenziale dell’Informale, Manzoni arriva a fare del proprio corpo, deiezioni comprese, uno strumento creativo produttore di segni e tracce da impiegare in arte e, nel clima consumistico del miracolo economico, lo propone come nuovo prodotto da immettere sul mercato, uniformandolo alla produzione industriale e giocando, non senza ironia, sull’occultamento dell’oggetto messo in atto dal packaging. Questo interesse per la confezione, già presente nelle Linee e nel kit fornito per i Corpi d’aria, si riflette anche in una serie di Achrome realizzata con carta da imballo o giornale e spago a formare un vero e proprio pacco, sigillato con ceralacca rossa e chiuso da un cordoncino piombato con la scritta “Piero Manzoni”. Riflettendo sul rapporto forma/contenuto affermato dal vincente modello economico capitalistico, Manzoni lo risolve in favore del secondo e della sua materialità. Un contenuto nascosto, ancorché ripugnante, sul quale la scatola informa con precisione, parodiando la cieca fiducia del “consumatore di massa” in un prodotto che in fondo non conosce. Al contempo, si fa beffe dei pregiudizi antimodernisti del grosso pubblico nei confronti dell’arte contemporanea, criticando la richiesta di un consumo d’arte disposta ad accettare tutto a patto solo che sia “d’autore”.
Nasce a Soncino, in provincia di Cremona, il 13 luglio 1933 dai conti Meroni Manzoni di Chiosca e Poggiolo. Studia a Milano al liceo classico Leone XIII, poi ...
[ continua ]

























































































