| Materiali |
ricamo su tessuto |
| Altezza: | cm. 100.00 |
| Larghezza: | cm. 100.00 |
21.02.09 | 11.05.09
Alighiero Boetti
Venticinque x venticinque seicentoventicinque lettere
1988
Courtesy :
Collezione Alessandra Bonomo
Nonostante il loro aspetto opposto e contrario, Venticinqie per venticinque seicentoventicinque e Tutto sottendono una medesima tensione “enciclopedica”. La prima opera raccoglie nella propria griglia bianca tutte le frasi e i proverbi più ricorrenti nel lavoro di Boetti, a partire da quel Venticinque per venticinque seicentoventicinque lettere, che è un riferimento all'alfabeto italiano, con il quale è possibile comporre qualsiasi parola ed esprimere i propri pensieri.
La seconda, Tutto, fa parte di una serie di arazzi realizzata a Peshawar da ricamatrice afgane rifugiatesi in Pakistan dopo l’invasione sovietica. Partendo dal concetto di frantumazione, nato in un'opera in cemento del 1969 intitolato Pack, passando attraverso il concetto di Perdita d'identità che caratterizza alcuni lavori del 1980, Boetti approda nei primi anni Ottanta a concepire il primo Tutto: miriadi di forme astratte e figurative, assemblate a incastro in modo da riempire integralmente la superficie del ricamo. Per ciascuno dei colori utilizzati è adottata la medesima quantità di filo, così da ottenere un effetto anche ottico di saturazione totale.
Pensato dall'artista, disegnato nei suoi singoli elementi iconografici dagli assistenti e tessuto da persone di altre culture, che portano nel lavoro un diverso bagaglio di tradizioni, di visione del mondo, di emozioni, il ciclo dei Tutto è davvero il simbolo del nomadismo di Boetti, del frazionamento tra ideazione e produzione materiale da lui messo in atto nella tensione ad abbracciare la multiforme alterità del mondo.
[...] mi ritrovo a parlare sempre di questo concetto del doppio, che […] percorre tutto il mio lavoro. Il fatto è che ci troviamo di fronte a una realtà ...
[ continua ]































































