| Materiali |
tubolare in ottone |
| Altezza: | cm. 104.00 |
| Larghezza: | cm. 227.00 |
| Profonditá: | cm. 0.15 |
21.10.07 | 07.01.08
Luciano Fabro
Struttura ortogonale assoggettata ai quattro vertici a tensione
1964
L’opera è costituita da una griglia in tubolare d’ottone lucido. Le barre trasversali sono tagliate al centro e la struttura risulta modificata in seguito a sollecitazioni meccaniche esercitate sulle estremità. «Facendo così – spiega Fabro – seguivo un intento preciso: vedere il senso che prende una materia quando passa da una forma all’altra. Per avere questo senso occorre che le due forme siano come compresenti; che la nuova forma sia come irrisolta dalla memoria della precedente, che la precedente rimanga virtualmente presente […] volevo che il disegno stesso della materia contenesse l’ambivalenza temporale e la pulsazione spaziale».
L’alternanza di pieni e vuoti che spinge lo spazio davanti e dietro il diaframma della griglia, conferma la familiarità di Fabro con le teorie spazialiste di Lucio Fontana, alle quali non era estraneo il rapporto tra ambiente, opera e muro. A una più attenta lettura, però, la griglia suggerisce anche una riflessione sulla lezione dell’avanguardia storica russa e, in particolare, di Kasimir Malevic, alla quale proprio nel 1964 il critico Carlo Belloli dedica a Milano una mostra, Il contributo russo alle avanguardie storiche. Così come riporta alla memoria la nota polemica sorta all’interno del movimento neoplastico olandese sulla tessitura ortogonale della linea, che nel 1925 causò l’uscita di Piet Mondrian dal gruppo di De Stijl, in seguito all''introduzione della linea diagonale nel quadro operata da Van Doesburg e della linea curva accolta da Vantengerloo nella scultura.
Analogamente a quanto accadeva nei dipinti suprematisti di Malevic (pensiamo a Quadrato nero su fondo bianco del 1915, conservato presso il Museo di Stato Russo, San Pietroburgo) la griglia di Fabro ripete, ma per negare, l’ortogonalità rigida e astratta del quadrato di Mondrian e, con essa, l’immagine euclidea di uno spazio statico e finito. Al contrario, infatti, l’esperienza della realtà e la fisica rivelano uno spazio iperbolico, in continuo movimento e imprevedibile, comprendente oltre alle consuete tre dimensioni (altezza, larghezza, profondità), la quarta dimensione rappresentata dal fattore tempo. Questa riflessione, sviluppata in lavori coevi come Asta, Squadra e Croce (sale 8-9), trova in Foro da 8 mm (Tautologie) del 1967 e Mappamondo geodetico (Tautologie) del 1968 (sala 13) una nuova formulazione d’immagine.
Tutti i nostri sensi si mettono in moto, tutto il nostro fisico reagisce quando siamo interessati a qualcosa, quando entriamo in contatto con qualcosa o qualcuno altro ...
[ continua ]

![Luciano Fabro, Concetto spaziale [Trigon]. Tautologia](http://mm.fondazionedonnaregina.it/foto/box_80/opera144_museo_madre.jpg)





















