| Materiali |
olio e tempera su tela |
| Altezza: | cm. 180.00 |
| Larghezza: | cm. 140.00 |
18.05.08 | 15.09.08
Georg Baselitz
Vogel [Uccello]
1972
Courtesy :
Collezione privata
Il soggetto di questo quadro - che ha alle spalle l’esperienza di Baselitz come assistente del fotografo naturalista Helmut Drechsler in alcune riprese di uccelli (1949) - è reso con una leggerezza di trattamento nuova, più pacata e quasi fredda, forse dovuta all’impiego della fotografia, supporto cui l’artista ha sempre fatto ampiamente ricorso. Nonostante, però, la precisa oggettività dell’immagine, questa risulta illeggibile, perché il quadro è presentato capovolto all’ingiù. Questa soluzione, compiuta per la prima volta nel 1969, conclude la ricerca avviata da Baselitz nel 1966 con i Quadri fratturati, perché sgancia definitivamente la pittura figurativa dal dato reale e costringe il motivo in uno spazio prospettico nuovo e straniante, in cui l'attenzione dell'osservatore è distolta dal soggetto e convogliata sul quadro nel suo complesso, impedendo qualsiasi adesione psicologica o sentimentale. Il capovolgimento del quadro rompe d’un colpo il rapporto gerarchico tradizionale tra figura e sfondo, così come l’idea convenzionale di alto e basso, di cielo e terra, scardinando nozioni morali millenarie.
Si possono considerare anticipazioni formali dell’intuizione poetica di Baselitz alcuni episodici virtuosismi della storia dell’arte, come la figura che piove dal cielo nel Miracolo di San Marco dipinto da Tintoretto nel 1548 (Accademia, Venezia) o gli angeli a testa in giù che volteggiano nelle Sette Opere della Misericordia di Caravaggio (Pio Monte della Pietà, Napoli). Diversamente dagli americani Robert Rauschenberg e Julian Schnabel, che, ciascuno a suo modo, ricorrono a materiali extra-pittorici, Baselitz rimane entro i confini della pittorica per proporre un orizzonte visivo diverso: una vertigine dello sguardo che costringa il cervello dello spettatore a uno sforzo paragonabile a quello richiesto nel 1911 dai quadri cubisti di George Braque e Pablo Picasso. Per questo l’intuizione del capovolgimento è stata definita dal critico Bruno Corà «un vero e proprio attentato ai fondamenti dell’arte figurativa di tutti i tempi» [Bruno Corà, Forme per il David: contributo sulla crisi della forma, in Forme per il David, cat. mostra a cura di B. Corà, C. D’Affitto, F. Falletti, Giunti, Firenze 2004, p. 63].
Il soggetto di Vogel del 1972 - che ha alle spalle l’esperienza di Baselitz come assistente del fotografo naturalista Helmut Drechsler in alcune riprese di uccelli (1949) - è reso con una leggerezza di trattamento nuova, più pacata e quasi fredda, forse dovuta all’impiego della fotografia, supporto cui l’artista ha sempre fatto ampiamente ricorso. Nonostante, però, la precisa oggettività dell’immagine, questa risulta illeggibile, perché il quadro è presentato capovolto all’ingiù.
Si possono considerare anticipazioni formali dell’intuizione poetica di Baselitz alcuni episodici virtuosismi della storia dell’arte, come la figura che piove dal cielo nel Miracolo di San Marco dipinto da Tintoretto nel 1548 (Accademia, Venezia) o gli angeli a testa in giù che volteggiano nelle Sette Opere della Misericordia di Caravaggio (Pio Monte della Pietà, Napoli). Diversamente dagli americani Robert Rauschenberg e Julian Schnabel, che, ciascuno a suo modo, ricorrono a materiali extra-pittorici, Baselitz rimane entro i confini della pittorica per proporre un orizzonte visivo diverso: una vertigine dello sguardo che costringa il cervello dello spettatore a uno sforzo paragonabile a quello richiesto nel 1911 dai quadri cubisti di George Braque e Pablo Picasso. Per questo l’intuizione del capovolgimento è stata definita dal critico Bruno Corà «un vero e proprio attentato ai fondamenti dell’arte figurativa di tutti i tempi» [Bruno Corà, Forme per il David: contributo sulla crisi della forma, in Forme per il David, cat. mostra a cura di B. Corà, C. D’Affitto, F. Falletti, Giunti, Firenze 2004, p. 63].
Dal 1969 Baselitz espone i propri quadri a testa in giù, che si tratti di ritratti, paesaggi o scene con figure. Tale soluzione conclude la ricerca avviata dall'artista nel 1966 con i Quadri fratturati, perché sgancia definitivamente la pittura figurativa dal dato reale e costringe il motivo in uno spazio prospettico nuovo e straniante, in cui l'attenzione dell'osservatore è distolta dal soggetto e convogliata sul quadro nel suo complesso, impedendo qualsiasi adesione psicologica o sentimentale. Il capovolgimento del quadro rompe d’un colpo il rapporto gerarchico tradizionale tra figura e sfondo, così come l’idea convenzionale di alto e basso, di cielo e terra, scardinando nozioni morali millenarie.
Il soggetto di Vogel del 1972 - che ha alle spalle l’esperienza di Baselitz come assistente del fotografo naturalista Helmut Drechsler in alcune riprese di uccelli (1949) - è reso con una leggerezza di trattamento nuova, più pacata e quasi fredda, forse dovuta all’impiego della fotografia, supporto cui l’artista ha sempre fatto ampiamente ricorso. Nonostante, però, la precisa oggettività dell’immagine, questa risulta illeggibile, perché il quadro è presentato capovolto all’ingiù.
Si possono considerare anticipazioni formali dell’intuizione poetica di Baselitz alcuni episodici virtuosismi della storia dell’arte, come la figura che piove dal cielo nel Miracolo di San Marco dipinto da Tintoretto nel 1548 (Accademia, Venezia) o gli angeli a testa in giù che volteggiano nelle Sette Opere della Misericordia di Caravaggio (Pio Monte della Pietà, Napoli). Diversamente dagli americani Robert Rauschenberg e Julian Schnabel, che, ciascuno a suo modo, ricorrono a materiali extra-pittorici, Baselitz rimane entro i confini della pittorica per proporre un orizzonte visivo diverso: una vertigine dello sguardo che costringa il cervello dello spettatore a uno sforzo paragonabile a quello richiesto nel 1911 dai quadri cubisti di George Braque e Pablo Picasso. Per questo l’intuizione del capovolgimento è stata definita dal critico Bruno Corà «un vero e proprio attentato ai fondamenti dell’arte figurativa di tutti i tempi» [Bruno Corà, Forme per il David: contributo sulla crisi della forma, in Forme per il David, cat. mostra a cura di B. Corà, C. D’Affitto, F. Falletti, Giunti, Firenze 2004, p. 63].
Hans Georg Kern nasce il 23 gennaio 1938 a Deutschbaselitz, in Sassonia. A Kamenz, dove la famiglia si trasferisce nel 1950, compie le scuole superiori e apprende i primi ...
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