| Materiali |
marmo e stracci variopinti |
| Altezza: | cm. 130.00 |
| Larghezza: | cm. 100.00 |
| Profonditá: | cm. 100.00 |
22.12.07 | 25.02.08
Michelangelo Pistoletto
Venere degli stracci
1967 - 1968
Courtesy :
Città dell’arte-Fondazione Pistoletto, Biella
L’opera è un assemblaggio composto da un mucchio multicolore di stracci, contro il quale sta la copia di una libera riproduzione della celebre Venere con mela dello scultore neoclassico Bertel Thorvaldsen (1805, Museo del Louvre, Parigi). La statua di marmo esibisce forme tornite, sulle quali la luce scorre veloce e morbida come nell’Afrodite Callipigia del Museo Archeologico Nazionale (Napoli). Immobile nella sua bellezza statuaria, la scultura si contrappone alla massa degli stracci, dove la luce è invece trattenuta, assorbita, rifratta dall’infinita variazione cromatica delle stoffe, producendo un’immagine intensa nonostante quei cenci trasandati che, all’epoca, in pieno clima di “guerriglia sociale”, sono accostati agli emarginati, ai rifiuti della società.
L’opera gioca sui contrasti di struttura, consistenza, colore e tattilità. La profusione disparata degli stracci si contrappone alla perfezione formale del nudo femminile. Ma, contrariamente a questo che della vita umana ha solo le sembianze, quei panni trattengono effettivamente in sé l’impronta o la memoria di chi li ha usati, toccati, vissuti. È l’esuberanza concreta del reale contro il Bello ideale, fuori dal tempo. E in questa Pistoletto affonda il volto della sua Venere, costringendola a immergersi nella fisicità di una realtà relativa e in divenire dove, ineludibilmente, tutto scorre, si trasforma e passa.
La medesima ironica vitalità contraddistingue altri lavori con stracci realizzati dall’artista nel 1968: Muro di stracci, composto da mattoni ricoperti di scampoli di stoffe, e Orchestra di stracci, un mucchio informe di panni colorati con un bollitore in azione al centro coperto da una lastra di vetro. Opere nelle quali Pistoletto indaga le possibilità espressive, l’autonomia formale ed estetica di un materiale negletto, da lui stesso usato in genere per lucidare l’acciaio cromato dei suoi quadri specchianti o per gli spettacoli realizzati con il gruppo dello Zoo. Rispondendo alla rigidità iconoclasta della Conceptual Art, all’inespressività dell’Antiform o al formalismo puritano delle Primary Structure minimaliste, Pistoletto interroga il passato per ritrovare una propria identità culturale, avviando una riflessione sulla storia dell’arte italiana e su ciò che la caratterizza. Questa svolta è visibile anche in Nudo di donna e Nudo di schiena, due quadri specchianti ispirati alla Venere di Urbino di Tiziano [Giovanni Lista, Arte Povera, Milano 2006].
Della Venere degli Stracci esistono tre esemplari successivi in cemento (Napoli, Collezione Di Bernardo; Roma, collezione Giuliana e Tommaso Setari; Monaco, ex collezione Galerie Tanit), oltre all’originale in marmo di proprietà dell’artista (Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella) qui esposto a MADRE. Sul medesimo tema iconografico Pistoletto ritorna in altre due occasioni: nella Venere adorata, ovvero la resurrezione della Venere (1978), in cui la stessa copia della statua è rivestita di lamine dorate, e nella perfomance Venere e il Grande Carro alla galleria 80 Laughton di San Francisco, dove la statua è sostituita da una modella in carne e ossa (26 gennaio 1980).
Lo specchio […] è semplicemente l’estensione sia fisica che intellettuale del fenomeno umano: dall’occhio alla mente, alle azioni, la persona ...
[ continua ]






