| Materiali |
Fotografia |
| Altezza: | cm. 143.00 |
| Larghezza: | cm. 90.00 |
19.01.08 | 28.04.08
Thomas Struth
Kunsthistorisches Museum 3 Vienna
1989
Courtesy :
Courtesy l'artista
Struth avvia nel 1989 il celebre ciclo dedicato al pubblico dei grandi musei, instaurando un complesso discorso critico sulla funzione contemporanea di questi luoghi, sulla fruizione delle opere esposte e sulle potenzialità della fotografia di costruire, oggi, immagini capaci di mettere in gioco e in discussione il ruolo dell’arte.
Stampate in scala monumentale come fossero delle pitture murali, queste opere ritraggono la folla eterogenea dei visitatori nelle sale dei musei, stabilendo una sorta di dialogo, da una parte, tra i quadri e il pubblico ritratto nella fotografia, dall’altra, con noi che a nostra volta guardiamo questa rappresentazione. Tale dialogo vivifica il valore dei quadri riprodotti, ma al contempo registra la loro trasformazione in feticci dell’industria culturale. Con lo spirito di un sociologo del mondo contemporaneo, studia l'esperienza sociale e culturale del museo, analizzando i comportamenti di folle intente nelle più svariate attività: incantate davanti a un’opera o concentrate nell’ascolto della guida, perse nei propri pensieri o distratte dai vicini. Da una prospettiva fortemente ravvicinata si legge nei loro volti stupore e noia, incertezza ed emozione, stanchezza e fretta e, improvvisamente, tutto sembra chiaro: questi luoghi sono il ritratto impressionante della nostra contemporaneità. Le fotografie, ingrandite ma quasi mai ritoccate digitalmente, mostrano senza mistificazioni la realtà del tempo presente catturata dall’obbiettivo durante lunghi e assidui appostamenti. Se la fotografia viene a costituire il legante tra architettura, pittura e presenza umana, è però il pubblico, non il quadro o l'edificio, il vero protagonista di queste vivaci scene teatrali. Tanto più che in molti casi la prospettiva è dalla parte dell'opera, come se l'artista guardasse il pubblico da un punto di vista privilegiato. Attraverso il mezzo fotografico egli coglie i particolari rapporti che s’instaurano tra il visitatore e il capolavoro esposto nel museo, come l’intimo colloquio a tre colto di Kunsthistorisches Museum 3 (Wien 1989) o la posa rilassata della comitiva davanti al tragico naufragio della Zattera della Medusa di Théodor Gericault in Louvre 4 (Paris 1989), che innesca molteplici considerazioni sull’effettiva capacità drammatica delle opere del passato in un’epoca anestetizzata dall’egemonia multimediale. Se in Art Institute of Chicago 1 (Chicago 1990) i visitatori fermi di fronte alla Grand Jatte di Georges Seurat ripetono il ritmo pausato e calmo della composizione divisionista, nella serie delle Stanze di Raffaello (Rom 1990) l’andatura veloce e caotica della folla che assiepa la Stanza della Segnatura contrasta con la complessità e la solennità dei temi trattati negli affreschi. In Museo del Prado 8 (Madrid 2005), infine, l'artista riesce a far dialogare un'opera del 1656 come Las Meninas di Diego Velásquez con un pubblico di ragazzi e di adulti, creando un gioco di sguardi incrociati che muove dai personaggi dipinti nel quadro a quelli ritratti nella fotografia per giungere, infine, a noi. Come dire che si osserva l’arte, ma allo stesso modo l’arte ci osserva.
Thomas Struth inizia la propria formazione artistica studiando pittura con Peter Kleemann e Gerhard Richter alla Kunstakademie di Düsseldorf (1973-75). Si aggiorna sulle ...
[ continua ]
























































