| Materiali |
tubo d'acciaio, piante
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| Dimensioni: | Dimensioni variabili |
21.10.07 | 07.01.08
Luciano Fabro
Tubo da mettere tra i fiori
1963 / 2001
Concepita nel 1963 per un piccolo giardino di Milano - dove, però, non è stata mai collocata - l’opera nasce come dimostrazione pratica di una scienza sperimentale, che attraverso un metodo deduttivo-induttivo, interpreta e definisce i fenomeni naturali. A questa logica Fabro dedica nel 1963 il testo-manifesto La mia certezza: il mio senso per la mia azione (pseudo-Bacone), in cui, seguendo l’esempio di Francesco Bacone, pone le basi teoriche e programmatiche per un’esperienza sensibile e consapevole della realtà, praticabile alternando momenti di attenzione e recettività dei sensi a momenti di scoperta e di organizzazione degli oggetti. Esattamente come accade in quest’opera, dove il tubo di ottone, mentre entra e si confonde con le piante, conferisce allo stesso tempo un ordine e una misura alla natura. Questa conoscenza empirica dello spazio è preliminare quanto essenziale ai fini della conoscenza della realtà e per estendere le possibilità d’azione dell’uomo. Da qui l’interesse per la geometria e le leggi dell’ottica, impegnate a dedurre misure e grandezze logiche dal caos dei fenomeni. Questa idea sarà sviluppata in seguito da Fabro in opere come Prometeo [1986, Bonnefanten Museum, Maastricht]: un lavoro nato dopo la tragedia di Cernobyl e interpretato dall’artista quale immagine della terra e della «nostra capacità di prendere ragione», dal momento che «la geometria non è che un razionalizzare la terra». [L. Fabro in F. Pasini, “Prometeo irradiato”, in Il Manifesto, 29 ottobre 1986].
Tutti i nostri sensi si mettono in moto, tutto il nostro fisico reagisce quando siamo interessati a qualcosa, quando entriamo in contatto con qualcosa o qualcuno altro ...
[ continua ]

![Luciano Fabro, Concetto spaziale [Trigon]. Tautologia](http://mm.fondazionedonnaregina.it/foto/box_80/opera144_museo_madre.jpg)





















