| Materiali |
Tavoli di legno, macchine da cucire, vernice bianca e sacchi di juta con carbone |
| Dimensioni: | Dimensioni variabili |
22.04.06 | 04.11.06
Jannis Kounellis
Senza Titolo
2003
Courtesy :
Collezione privata
Come il trenino a vapore, la vecchia macchina da cucire è un oggetto d’uso legato agli albori della civiltà industriale occidentale ed è recuperato da Kounellis in quanto simbolo dell’epos di una cultura: «La macchina da cucire – spiega infatti l’artista - è epica, è testimonianza di grandissime bellezze, ma anche di grandissimi sacrifici» (Jannis Kounellis, in G. Celant, 1992, p. 29). Sono, dunque, oggetti carichi di ricordi personali e storia collettiva.
L’immagine compare nel lavoro di Kounellis dal 1973 nel Manifesto per un teatro utopistico, costituito da una macchina da cucire con un foglio bianco sotto l’ago, accanto a un dipinto giallo e a un disegno con fotografie di emigranti (l’opera è esposta a Chicago nel 1986). Riappare in Senza titolo del 1987, formato da un grande pannello di ferro con fiamme di gas propano al centro, lungo il perimetro del quale Kounellis colloca alcune vecchie macchine da cucire a formare una specie di cornice (ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 221), e nella fotografia con il piede che si appoggia su un vecchio modello di macchina da cucire, utilizzata come biglietto d’invito per la personale alla Galerie Ameliobraquot Pièce Unique a Parigi (Senza titolo, 1986). Nella mostra allestita nel 1991 ad Halifax in una ex edificio industriale diventato sede della Henry Moore Sculpture Trust Studio, Kounellis sospende due macchine da cucire a una colonna per mezzo di un tondino e, due anni dopo, alla Kunsthalle di Recklinghausen, espone una moltitudine di macchine da cucire, coperte da sacchi di juta, sopra vecchi tavoli, accostati gli uni agli altri a formare una grande pedana, o forse meglio un palcoscenico, sul quale questi oggetti – ormai desueti e datati - raccontano con la loro stessa presenza il lavoro, i sacrifici, la storia di moltitudini di donne. Questo particolare allestimento, usato negli anni successivi per presentare diversi oggetti e materiali (pezzi di rotoli di piombo a Castelluccio di Pienza nel 1996; sacchi a Buenos Aires e a Montevideo nel 2000 e 2001; un cerchio di carbone ad Atene nel 2004; oppure una selezione significativa delle opere stesse dell’artista a Oxford nel 2004), è ripetuto da Kounellis nel 2003 alla Galleria Christian Stein di Milano, dove egli espone l’opera qui in esame, caratterizzata dalla presenza, sotto le macchine da cucire, di una macchia di olio bianco di pittura, quasi a voler ricreare l’immagine delle stoffe fatte scorrere in passato sotto quegli aghi, sottolineando, al contempo, la valenza creativa del lavoro.
Già nei primi lavori, eseguiti negli anni immediatamente successivi al trasferimento a soli venti anni a Roma dalla natia Grecia, tra il 1957 ed il 1958, risulta evidente ...
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Galleria Christian Stein, Milano, 2003; Kunstraum Innsbruck, Innsbruck, 2003



















































