| Materiali |
Bicchieri di vetro con grappa e sagome in piombo |
| Dimensioni: | Dimensioni variabili |
22.04.06 | 04.11.06
Jannis Kounellis
Senza Titolo
1988
Courtesy :
Collezione privata
Nonostante la fragilità del loro materiale, i bicchieri colmi di grappa e caricati del peso di forme di piombo mostrano una capacità imprevista di stabilità, equilibrio e resistenza, conferita loro da una serrata disposizione di geometrico rigore. Schierati come un esercito ordinato, essi invadono lo spazio con l’aggraziata trasparenza delle loro forme regolari, lo sensibilizzano olfattivamente e lo scandiscono musicalmente nelle frequenze armoniose di una stessa quantità di misura ripetuta. Ad essi si contrappongono le forme irregolari del piombo, debitrici del biomorfismo di Hans Arp e derivati dalle immagini di volti che si appoggiano sui bicchieri. Le stesse che compaiono sui grandi disegni neri esposti a Roma nel 1977 nella galleria di Pio Monti, nei quali una linea ansiosa e antidecorativa mutuata dalla pittura di Edvard Much è utilizzata da Kounellis per tracciare una moltitudine assiepata di volti scarniti e urlanti, volti-scheletro forgiati dall’ombra a testimoniare un oscuro malessere. Sono volti modellati in negativo, partendo dall’ombra e dalla macchia, perché tutte le ombre e tutte le macchie sono antropomorfe e trattengono in sé l’esistenza del gesto e della carne che le ha generate. Spiega infatti Kounellis: «Non c’è una macchia che non somigli a un uomo» (J. Kounellis, in B. Corà, Jannis Kounellis: sulla storia, la lingua, gli equivoci, il teatro, “AEIOU”, n. 1, Roma, settembre 1980, ripr. in J.-C. Ammann et al., 1983, p. 150).
Alla Kunsthalle di Recklinghausen nel 1993 compaiono i medesimi bicchieri di grappa, ma in numero ridotto, disposti sopra un tavolo e non gravati dal peso delle forme di piombo.
La stessa disposizione serrata di moduli ripetuti ricorre anche in altri lavori, come gli orci ripieni di acqua di mare o di sangue esposti a Capodimonte nel 1989 (ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 179).
Già nei primi lavori, eseguiti negli anni immediatamente successivi al trasferimento a soli venti anni a Roma dalla natia Grecia, tra il 1957 ed il 1958, risulta evidente ...
[ continua ]
Galleria Pietro Spartà, Chagny, 1988; Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Torino, 1988; Stedelijk Museum, Amsterdam, 1990; Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano, 1992; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, 1996



















































