| Materiali |
Bilancine di ferro, polvere di caffé |
| Altezza: | cm. 228.00 |
| Larghezza: | cm. 12.00 |
| Profonditá: | cm. 12.00 |
22.04.06 | 04.11.06
Jannis Kounellis
Senza Titolo
1969
Courtesy :
Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi; Kaiser Wilhelm Museum, Krefeld
Quest’opera, di cui esistono due versioni, questa del Centre Georges Pompidou di Parigi e quella del Kaiser Wilhelm Museum di Krefeld, è composta da otto mensole quadrate, legate l’una all’altra, che pendono dal soffitto esibendo piramidali mucchi di polvere di caffè. Formato da un filare potenzialmente infinito quanto la Colonna di Costantin Brancusi (1938-39), al pari di questa, il lavoro con i bilancini di caffè esprime la simbolica e riaffermata verticalità di un ritmo costruito sulla ripetizione della medesima quantità di misura.
Per i materiali e gli elementi che la compongono l’opera rimanda all’idea del viaggio e del commercio e nasce dai ricordi personali dell’artista, dalle immagini e dagli odori del porto del Pireo, dove, ormai da tempi millenari, si comprano e vendono mercanzie, si scambiano conoscenze e culture. L’immagine e l’aroma del caffè, che rimanda alla cultura levantina e mediterranea, ritorna nel 1975 in una performance alla Galleria Area di Firenze, dove l’artista con una bombola di gas propano attaccata al piede riscalda una macchina del caffè (ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 44), e in un’opera del 1989 composta da un muro di chicchi di caffè chiusi tra due vetri, realizzata nella Galerie Ameliobrachot Pièce Unique a Parigi (ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 180).
L’opera è presentata qui con otto ripiani, come nella sua prima esposizione alla galleria di Lucio Amelio a Napoli nel dicembre 1969. In altri casi compare con nove o più mensole, in relazione agli ambienti nei quali è collocata ed alle esigenze espressive del singolo evento. Si trasforma così in una lunga colonna di quaranta bilancini nella Chiesa di S. Augustin a Città del Messico nel 1999 e al Museo Nacional de Belas Artes di Buenos Aires nel 2000; mentre si presenta come una molteplicità di più elementi al Museo Nacional de Artes Visuales di Montevideo nel 2001.
La medesima struttura di otto mensole è poi esposta vuota nel 1983 alla Galerie Liliane et Michele Durand-Dessert di Parigi all’interno di un nuovo lavoro (Senza titolo, 1983, ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 162) segnato da un reiterato andamento verticale. Alla collettiva Trismegisto organizzata da Lucio Amelio a Napoli nel 1993, le mensole compaiono sospese al termine di una lunga asta curva sorreggendo candidi mucchi di sale fino (ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 271).
Tradotte in scala urbana e contenenti non più caffè ma sacchi di carbone, le mensole sono collocate sull’alto muro cieco di un fabbricato popolare a Barcellona nel 1992, in occasione della mostra Configuracions urbanas (ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 293), nel 1996 sorreggono frammenti di barca in piazza del Plebiscito a Napoli nel 1996 e vetri all’Isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia nel 2004.
Già nei primi lavori, eseguiti negli anni immediatamente successivi al trasferimento a soli venti anni a Roma dalla natia Grecia, tra il 1957 ed il 1958, risulta evidente ...
[ continua ]
Modern Art Agency, Napoli, 1969; Nave ancorata alla Giudecca, XXXVI Biennale Internazionale d’Arte, Venezia, 1974 (con lampada a petrolio accesa); V Premio Pino Pascali, Pinacoteca Provinciale, Bari, 1979 (9 mensole); Stedelijk Van Abbemuseum, Eindhoven, 1981 (10 mensole) [poi: Obra social, Caja de Pensiones, Madrid, 1982 (7 mensole dentro un armadio); Staatlische Kunsthalle, Baden-Baden, 1982 (7 mensole)]; Musei Comunali, Rimini, 1983; Galleria Lucio Amelio, Napoli, 1984 (9 mensole); Städtische Galerie im Lembachhaus, Monaco, 1985; capcMusée d'Art Contemporain, Bordeaux, 1985 (9 mensole); Museum of Contemporary Art, Chicago, 1986; Musée d’Art Contemporain, Montreal, 1987; Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Torino, 1988; Stedelijk Museum, Amsterdam, 1990; Casa Centrale degli Artisti, Nuova Tretjakov, Mosca, 1991; Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano, 1992; Belvedere, Giardini del Castello, Praga, 1993; Palazzo Fabroni, Pistoia, 1993; Nave Ionion, Porto del Pireo, Atene, 1994; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madri, 1996; Osterreichisches Museum für angewandte Kunst, Vienna, 1999; Zero to Infinity: Arte Povera 1962-1972, Tate Modern, Londra, 2001 (12 mensole) [poi: Walker Art Center, Minneapolis, 2001; The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, 2002; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, D.C., 2002]; Stedelijk Museum voor Aktuele Kunst, Gent, 2002 (9 mensole); Modern Art Oxford, Oxford, 2004 (9 mensole)



















































