| Materiali |
Cornice di ferro di un letto e sacchi di juta |
| Altezza: | cm. 190.00 |
| Larghezza: | cm. 170.00 |
22.04.06 | 04.11.06
Jannis Kounellis
Senza Titolo
1969
Courtesy :
Collezione privata
L’opera, composta da sei sacchi di juta cuciti insieme e appesi al tubolare in ferro di un doppio letto, nasce da una attenta riflessione sulla lezione di Alberto Burri. Bucati, strappati e rabberciati i sacchi realizzati da Burri all’indomani della guerra (1953 ca.) avevano eliminato la dualità tra supporto e materia della pittura, offrendo impreviste possibilità metaforiche in un momento in cui il ricordo della guerra, di corpi sofferenti e martoriati, mutilati dalle armi o dalla lucida pazzia di altri uomini, era ancora cocente. In Burri i sacchi erano legati a una cultura e a una concezione squisitamente pittoriche, e la loro presenza era neutralizzata dall’effetto compositivo e cromatico dato dal pittore. Erano, in altre parole, un mezzo per rifare pittura. In Kounellis, invece, i sacchi sono propriamente dei sacchi, ben riconoscibili nella loro forma originaria, non mimetizzati o alterati in nulla se non nel fatto di essere cuciti l’uno all’altro a formare un grande telo pesante, che la cornice trattiene aperto e in tensione a pochi centimetri da terra. Il riferimento alla rivoluzione linguistica, semantica ed estetica operata da Burri in pittura spinge Kounellis a proporre direttamente la nuda verità di “materiali poveri”, capaci con il loro stesso manifestarsi di raccontare una storia: quella dei viaggi per terra e per mare di mercanzie, di usi e costumi portati da uomini in fuga, in cerca di cibo, di lavoro, di libertà o di conoscenza. La vita vissuta e la sua memoria trattenute da questo grande telo-sindone sono esposti da Kounellis come un quadro tout court.
L’opera deve essere messa in relazione con due precedenti lavori: il primo è un grande, pesante, drappo formato da venti sacchi di juta cuciti insieme e privo di qualsiasi cornice o struttura (Senza titolo, 1966, ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 127 ed esposto anche nella mostra Atto unico alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2002); il secondo è costituito invece da quattro sacchi di juta appesi su una grande tela quadrata appoggiata al muro (Senza titolo, 1968, ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 126). In entrambi i casi si ritrova la medesima proposizione di una coincidenza di significato tra sacchi di juta, materia della pittura e peso inerte e in abbandono del corpo. Una coincidenza che rivela in filigrana il ricordo delle scene di Crocifissione e Deposizione di antica e moderna tradizione, non ultimo il corpo riverso di Marat assassinato dipinto da Jacques-Louis David (1793): un’immagine che ancora nel 1975 Kounellis cita direttamente in un’opera grafica (Fratelli Bulla, Roma, ripr. in Tirannicidi, Roma, 2000, p. 20)
Già nei primi lavori, eseguiti negli anni immediatamente successivi al trasferimento a soli venti anni a Roma dalla natia Grecia, tra il 1957 ed il 1958, risulta evidente ...
[ continua ]
Museum Folkwagen, Essen, 1979; Museum of Contemporary Art, Chicago, 1986; Positionen heutiger Kunst, Nationalgalerie, Berlino, 1988; Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Torino, 1988; Stedelijk Museum, Amsterdam, 1990; Casa Centrale degli Artisti, Nuova Tretjakov, Mosca, 1991; Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano, 1992; Belvedere, Giardini del Castello, Praga, 1993; Palazzo Fabroni, Pistoia, 1993; Nave Ionion, Porto del Pireo, Atene, 1994; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, 1996; Osterreichisches Museum für angewandte Kunst, Vienna, 1999; Zero to Infinity: Arte Povera 1962-1972, Tate Modern, Londra, 2001 [poi: Walker Art Center, Minneapolis, 2001; The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, 2002; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, D.C., 2002]; Moderna Art Oxford, Oxford, 2004



















































