| Materiali |
Mensola in ferro e carbone |
| Altezza: | cm. 13.00 |
| Larghezza: | cm. 40.00 |
| Profonditá: | cm. 20.00 |
22.04.06 | 04.11.06
Jannis Kounellis
Senza Titolo
1969
Courtesy :
Collezione privata
Diversamente dalla “carboniera” (Senza titolo, 1969), che raccoglie a terra un quintale di carbone sottolineandone il peso e la gravità, la mensola fissata al muro, a breve distanza dal soffitto, nella galleria di Lucio Amelio a Napoli nel dicembre 1969, rappresenta un gesto diverso: non più raccogliere una massa ma sollevarla e sorreggerla in aria, decantando la sua brutale concretezza fisica e, nel contempo, rendendola inaccessibile alla sguardo e a un rapporto ravvicinato. Nei lavori di Kounellis la mensola è una linea d’orizzonte dove passano diversi oggetti e materiali (il pappagallo, l’uovo, la candela, i sacchi, il fuoco ecc.), ma qui, nello specifico, designa un territorio di sospensione e di trascendenza atto ad affermare il valore ideale di ciò che sostiene.
Dopo il carbone appaiono sulle mensole di Kounellis frammenti di legno, la fuliggine, i calchi di statue in gesso. Sono quattro aspetti di un medesimo pensiero: «dipingere le ombre» (J. Kounellis, in G. Celant, cat. mostra Milano, 1992, p. 19) delle cose, che vivono, si deteriorano e scompaiono, lasciando solo lievi orme del loro passaggio (il nerofumo) o il ricordo della bellezza perduta (i frammenti di calchi in gesso). La mensola con il carbone apre tutto un discorso legato sia all’inafferrabilità del cambiamento, insito nella realtà concreta e naturale delle cose, sia alla pittura come mezzo di riflessione su tale realtà. Questo pensiero è più tardi ribadito da due opere: Senza titolo del 1979, in cui Kounellis dipinge a carboncino un’intera parete segnata dalla presenza di mensole con frammenti anneriti di calchi in gesso (esposta nel 1981 allo Stedelijk Van Abbemuseum di Eindhoven, ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 166), e Senza titolo del 1976-81, in cui la “ciminiera” del 1976 è posta tra due grandi tele dipinte di bianco e circondate a mo’ di cornice da mensole con frammenti in gesso di statue trattati con nerofumo (esposta alla Galleria Salvatore Ala di Milano nel 1981, ripr. in J.-C. Ammann et al., 1983, p. 166 n. 118). In entrambi i casi ricorre l’associazione tra la mensola, la pratica pittorica e l’uso del nerofumo che, usato dagli artisti sin dall’antichità per accentuare il chiaroscuro delle figure, diventa ora ombra o fantasma di qualcosa che c’era e ora non più.
Già nei primi lavori, eseguiti negli anni immediatamente successivi al trasferimento a soli venti anni a Roma dalla natia Grecia, tra il 1957 ed il 1958, risulta evidente ...
[ continua ]
Modern Art Agency, Napoli, 1969; Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Torino, 1988; Stedelijk Museum voor Aktuele Kunst, Gent, 2002; Modern Art Oxford, Oxford, 2004



















































