| Materiali |
Quaranta sassi, vernice nera |
| Dimensioni: | Dimensioni variabili |
22.04.06 | 04.11.06
Jannis Kounellis
Senza titolo
1969
Courtesy :
Kunstmuseum, Lichtenstein
Nei lavori di Kounellis ricorre frequentemente la pratica di immergere parzialmente nel colore sassi, calchi in gesso di statue (Senza titolo, 1978, esposto all’Ink, Zurigo, 1978), pezzi di mobilia (Senza titolo, 1982 esposto alla Ileana Sonnabend Gallery, New York, 1982), grosse pietre squadrate (Senza titolo, 1984, esposto al Museum Haus Esters, Krefeld, 1984), legni (Senza titolo, 1983, esposto alla Ileana Sonnabend Gallery New York, 1983) o lastre di metallo (Senza titolo, 1993, esposto a Palazzo Fabroni, Pistoia, 1993). Il tema alla base dell’operazione artistica è il confronto tra una materia naturale e una artificiale, che qui si risolve all’interno di uno stesso elemento e per di più di piccole dimensioni. La scelta di immergere gli oggetti direttamente nella vernice nera e di non dipingerli assicura una copertura sottile, omogenea e liscia, come si trattasse di una seconda pelle. L’accostamento tra la vernice nera e la parte dell’oggetto lasciata al naturale produce ogni volta una diversa soluzione cromatica e luministica a seconda delle qualità del supporto lasciato a vista. Nel caso di questo lavoro, composto da sassi, o forse sarebbe meglio dire ciottoli, il pigmento nero dialoga con una superficie ricurva sulla quale la luce scorre velocemente, trattenuta solo per un attimo dai bagliori infinitesimali della pietra. Sfruttando la casuale disposizione dei sassi sul pavimento, Kounellis letteralmente “dipinge” lo spazio occupato dall’opera modulandone luci e ombre, creando ogni volta diversi giochi di chiari e scuri. L’immersione parziale dei sassi nella vernice nera è analogo all’uso del nerofumo: è un’operazione pittorica in senso proprio, come testimonia un lavoro del 1980, in cui lungo un muro bianco annerito di fuliggine, stanno alcune pietre e, in alto, una tavolozza da pittore anch’essa ricoperta di nerofumo, un materiale che infatti veniva usato dai pittori nel Rinascimento per conferire all’affresco volumi e chiaroscuri (Senza titolo, 1980, ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 188).
Alla fine degli anni Settanta questa pratica di dipingere parzialmente gli oggetti e le materie per trasformarli in elementi pittorici e luministici si apre a una dimensione propriamente spaziale e architettonica nel lavoro esposto nel 1979 presso Konrad Fischer a Düsseldorf, dove Kounellis dipinge di nero metà parete della galleria, davanti alla quale colloca un attaccapanni con cappotto e cappello e, sulla metà lasciata bianca, inserisce mensole con calchi in gesso anneriti di nerofumo. Nel 1985 invece due intere pareti contigue della Jean & Karen Bernier Gallery di Atene sono interamente tappezzate di pietre parzialmente colorate di vernice nera (ripr. in G. Moure et al., 1996, p. 228).
Già nei primi lavori, eseguiti negli anni immediatamente successivi al trasferimento a soli venti anni a Roma dalla natia Grecia, tra il 1957 ed il 1958, risulta evidente ...
[ continua ]
Modern Art Agency, Napoli, 1969



















































