| Materiali |
Fotografia |
| Altezza: | cm. 190.00 |
| Larghezza: | cm. 120.00 |
Cindy Sherman
Senza titolo
1984
Courtesy :
Collezione Ernesto Esposito,Napoli
In esposizione dal 2005 al 2010
Negli anni settanta, nel pieno della rivoluzione sessuale e dell’esplosione del femminismo, le artiste sfidavano gli uomini rifiutandosi di usare il mezzo artistico che era stato appannaggio dell’universo maschile, cioè la pittura, e utilizzando, di contro, la fotografia. In questo contesto si colloca il lavoro di Cindy Sherman che ricorre al mezzo fotografico come “prova” divulgativa e visiva delle proprie performance private. Nelle sue immagini la donna è osservata da un punto di vista maschile, come puro oggetto del desiderio e il mezzo fotografico diventa simbolo della percezione dell’uomo. Attraversa l’interpretazione dello sguardo dell’inconscio maschile, appropriandosene e traducendolo in chiave ironica.
Inizia la sua carriera fotografica utilizzando il bianco e nero e vestendo gli stereotipi della donna degli anni cinquanta, dalle seducenti pin up alle casalinghe perfette dell’ “american way of life”. Il colore arriva più tardi, con la rappresentazione della donna contemporanea, più sicura e definita, nella quale evoca i cliché di una femminilità ben salda nella sua convenzionalità usando se stessa come doppio: oggetto fotografato e soggetto fotografante. Veste i panni dei suoi personaggi accrescono ulteriormente le Sherman presenti nell’opera e moltiplicando i punti di vista. Senza arroganza, critica un mondo del quale lei stessa è partecipe, come una delle attrici nei panni di un’artista.
Verso la metà degli anni ottanta evolve la propria immagine da modella, oggetto del desiderio maschile per eccellenza, a donna anti-erotica. Si allontana dagli stereotipi femminili e racconta le conseguenze della pressione psicologica che le imposizioni socio-culturali hanno provocato sulle donne: disordini alimentari, malattie mentali, morte, istinti omicidi. Nel caso di Untitled#138 Sherman rappresenta una “fashion victim”, una donna strizzata in abiti firmati e deformata nell’espressione facciale e nella postura, con l’intento di sottolineare la perdita di sicurezza e l’insofferenza nei confronti del ruolo che le è stato imposto di “vestire”.
I didn't want to make "high" art, I had no interest in using paint, I wanted to find something that anyone could relate to without knowing about contemporary ...
[ continua ]































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