| Materiali |
coriandoli, 3 ventilatori ermetici |
| Dimensioni: | Dimensioni variabili |
13.12.09 | 05.04.10
Lara Favaretto
Tutti giù per terra (We all fall down)
2004 - 2009
Courtesy :
Courtesy l'Artista e Galleria Franco Noero (Torino), Collezione Renato Alpegiani, Torino
Nella poetica di Lara Favaretto le tematiche del tempo e del movimento, affrontante nei modi più disparati, sono sempre centrali. L’artista rinuncia dichiaratamente alla sua individualità e autonomia coinvolgendo diverse maestranze nel processo creativo e affidando in ultima analisi al pubblico un ruolo fondamentale per la riuscita del lavoro, che diviene congegno relazionale, quando non vera performance. Portando alle estreme conseguenze questo modus operandi, l’oggetto artistico si erode attraverso un processo di metamorfosi e trasformazione, giungendo alla quasi definitiva vaporizzazione, alla sua scomparsa materiale. “Realizzo allucinazioni e percezioni senza oggetto” dichiara l’artista. Formalmente Favaretto produce macchine celibi in grado di donare sensazioni di apparente divertimento e di spaesamento. Una sembianza ludica che sottende il dualismo della dimensione della festa: tanto il momento dello svago e dell'euforia –percezione che una lettura superficiale può dare - quanto quello della fine e della malinconia, reale significato del lavoro. Sintomatico è il lavoro Tutti giù per terra in cui, intervenendo su una struttura preesistente, dei coriandoli rossi, ad intervalli regolari, vengono azionati da ventilatori all’interno della teca di cristallo che contiene l’ingranaggio dell’ottocentesco orologio di Palazzo Donnaregina, creando paesaggi di dune sempre diversi. Azzerando completamente l’aspetto estetico-formale dell’opera d’arte, per cui anche la scelta del colore diviene casuale, essa “vive” nel tempo e nell’attesa, risultando definitivamente inafferrabile. Una “scultura” intangibile, che ha perso definitivamente il tradizionale aspetto plastico, e che genera nello spettatore un contrapposto sentimento di briosa attrazione prima e frustrazione poi per l’impossibilità di interrelazione. L’artista reinterpreta l’idea barocca della macchina da festa, per sua natura effimera, provvisoria, ma dall’importante impatto psicologico sulla popolazione grazie al suo carico scenografico e soprattutto allegorico. Strumenti ridondanti che utilizzano, però, codici semplici e diretti ma che, velatamente, svolgono il fondamentale ruolo di diffusione e propaganda di messaggi “altri”, proprio come per Favaretto.
Invito a stare in una esperienza (potenzialmente fallimentare) che si da in un tempo reale e che si conclude in un souvenir. In un ricordo che concede un altro tempo ...
[ continua ]






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