| Materiali |
Installazione audio/video mono canale. 35mm, colore trasferito su Blu-ray disc |
| Video | |
| Durata: | 13' |
13.12.09 | 05.04.10
Shirin Neshat
FAEZEH
2008
Courtesy :
Courtesy Gladstone Gallery, New York e Galerie Jérôme de Noirmont, Parigi
Faezeh fa parte del lungometraggio Women without men, girato in Marocco tra il 2004 e il 2008 con la collaborazione del filmaker Shoja Azari (co-autore anche della sceneggiatura finale del film) e premiato all’Esposizione internazionale del cinema di Venezia di quest’anno con il Leone d’argento. Ambientato nella Teheran del 1953, durante il golpe anglo-americano che depose il governo di Mossadegh e restaurò il potere assoluto dello Scià e del ceto militare, il film mette in scena una femminilità cosciente specchio di un Iran in fermento, prendendo spunto direttamente dal romanzo omonimo di Sharmush Parsipur, scrittrice censurata ed esiliata proprio a causa di questo suo testo-denuncia. Ognuna delle 5 video-installazioni racconta le vicende della donna di cui porta il nome: donne diverse, per età, ceto, educazione, ma tutte in scacco all’interno di una società maschilista e dispotica. Le varie storie si sfiorano tra loro e infine s’incrociano, andando a comporre un racconto corale, in cui la lotta delle protagoniste per la propria realizzazione si sovrappone al tentativo del popolo iraniano di ottenere la democrazia. Minimo comune denominatore è la rappresentazione della natura nel silenzioso giardino di una villa fuori Teheran: luogo simbolico di esilio, indipendenza e libertà. Qui convergono, come attratte da una forza magnetica, queste donne in fuga dalle violenze di un mondo che le ha rese schiave di un marito, di un fratello o della loro natura femminile. È questo, in particolare, il caso della remissiva Faezeh che, ancora dentro la cultura impartitale, sogna il matrimonio con l’autoritario fratello di Munis. Accompagnata da quest’ultima nel giardino e qui lasciata sola, Faezeh insegue una misteriosa figura velata, che altri non è che lei stessa mentre ricorda il trauma dell’abuso sessuale subito anni prima. Solo rivivendo quel momento la donna può trovare la pace e sancire con la trasformazione fisica (il passaggio dal velo nero all’abito chiaro all’occidentale) l’avvenuta presa di coscienza e accogliere in sé le istanze innovatrici di una stagione coraggiosa.
Il corpo è molto importante nelle mie opere, perché sono tante le cose che sono passate nella cultura islamica attraverso il corpo della donna, soggetto a ...
[ continua ]






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