| Materiali |
Mosche e resina su tela |
13.12.09 | 05.04.10
Damien Hirst
Black Sun
2004
Courtesy :
Courtesy White Cube
Damien Hirst è uno degli artisti più popolari e controversi del nostro tempo. Le contraddizioni della società postindustriale, l’eterna sublimazione della decadenza e della morte nonché le ambiguità del progresso tecnico-scientifico ispirano il lavoro dell’artista, il cui modus operandi tende al sensazionale, al fascino perverso della provocazione. Hirst ha creato negli anni una cifra stilistica inconfondibile, caratterizzata da un linguaggio aggressivo e icastico, di grande impatto emotivo e visivo. Teche in vetro e bacheche che racchiudono animali interi (Heaven) o sezionati (Black Sheep, Divided) conservati in formaldeide, insetti eternizzati nella cornice rassicurante dell’opera - mosche (Black Sun) o farfalle bloccate nel loro ultimo volo (Beautiful, Beautiful You) - richiamano il ciclo della vita e il conflitto esistenziale con il quale l’essere umano è costretto a confrontarsi. Hirst mette in scena il contrasto tra il moderno culto del benessere e l’inesorabile decadenza del corpo, tra la fragilità e la forza, tra l’aspirazione all’immortalità e l’ineluttabilità della morte. Il richiamo alla tradizione, dalla ripresa del modello iconografico della vanitas e del memento mori (Karma) ai modelli desunti della storia dell’arte (Saint Bartholomew, Exquisite Pain), richiamano una accezione del barocco lugubre, allucinato e traumatico. Le opere dell’artista si nutrono di una certa spettacolarizzazione dell’orrore che ingenera al loro cospetto un doppio moto di attrazione-repulsione, restituiscono una atmosfera opprimente e angosciata sospesa tra tangibile e visibile, onirico e visionario, nel tentativo di formalizzare la transitorietà del vivente ma al tempo stesso di proclamare la vittoria della scienza sulla carne, di ribaltare il senso evangelico della fine, dando al rapporto tra arte, scienza e religione un sapore di sfida. Espressioni contrastanti e dissacratorie, dell’ultimo afflato romantico di un artista, traslato nell’inquietudine della società contemporanea.
In un certo senso mi piace davvero questo, prendere qualcosa e ripresentarlo in veste nuova. [...] In un certo modo, sono cliché. Ma i cliché sono tali ...
[ continua ]






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