| Materiali |
legno, carta, rete metallica, pittura |
| Dimensioni: | Dimensioni variabili |
13.12.09 | 05.04.10
Claire Fontaine
Is freedom therapeutic?
2009
Courtesy :
Courtesy l’ Artista e T293 Napoli
Claire Fontaine è un collettivo fondato nel 2004 e residente a Parigi, il cui nome è tratto da una marca di quaderni scolastici. “Artista readymade”, come ama definirsi, utilizza nella sua pratica corrosiva e sempre fortemente politicizzata diversi media atti a interrogare la crisi della singolarità che sembra caratterizzare il presente dell’arte. Is freedom therapeutic? È una installazione nata come omaggio alla cultura anti-psichiatrica e come domanda impertinente sul concetto di “normalità”. Protagonista dell’installazione è un mastodontico cavallo blu di cartapesta, Marco Cavallo, che negli anni Settanta diventa il simbolo di un processo di liberazione in atto per tutti coloro che soffrono della vita manicomiale. Un movimento di pensiero che porta in Italia alla promulgazione, nel 1978, della legge 180 che chiude i manicomi, un evento cui fa riferimento polemicamente la scritta al neon che dà il titolo al lavoro: Is freedom therapeutic?, poiché in realtà non è mai stata realizzata quella rete di servizi che avrebbe dovuto rappresentare l’alternativa all'internamento. Il richiamo al Barocco diventa sottile e duplice: da un lato il riferimento alla Storia della follia di Foucault che identifica proprio nel XVII secolo l’età del grande internamento, l’Età Classica in cui la follia inizia a essere percepita nell’orizzonte della diversità e del problema sociale; l’altra è invece strutturale: Marco Cavallo è un lavoro che inverte i ruoli soliti dell’artista e del gallerista costringendo quest’ultimo, solitamente addetto alla vendita, a sostituirsi all'artista, a realizzare con le proprie mani un’opera d’arte, ma con l’obbligo di distruggerla alla fine della mostra anche perchè, costruito fuori scala rispetto allo spazio, non ne può più uscire se non fatto a pezzi. Il cavallo diventa una “macchina celibe”, un contraltare contemporaneo agli apparati effimeri che venivano costruiti a Napoli nel Seicento in occasione di feste e occasioni reali, per nascondere alla vista dei regali ospiti, non ancora edificata Piazza del Plebiscito, lo squallore dei quartieri. Un simbolo, in ultima analisi, atto a promuovere gli ideali di abolizione delle segregazioni e di costruzione di una realtà sociale flessibile e condivisa.
[…] niente è stato liberato dopo le promesse abortite degli anni settanta, ma si è sviluppata ogni sorta di disastri esistenziali e sociali, il tutto in ...
[ continua ]






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