| Materiali |
Tecnica Mista |
| Dimensioni: | Dimensioni variabili |
13.12.09 | 05.04.10
Jake e Dinos Chapman
Chapman: Hellscapes
Ship of Fools
2009
Courtesy :
Courtesy gli Artisti e White Cube, Londra
Chapman: Hellscapes
I fratelli Jake e Dinos Chapman uniscono alla icasticità che accomuna gli artisti britannici della loro generazione un gusto ironicamente divertito per il grottesco. Numerosi i lavori ispirati ai Disastri della Guerra di Goya, dalla omonima scultura che diede loro la notorietà nel 1991 alla serie di 83 incisioni (Disasters of War III, 2000) che rappresenta il contraltare contemporaneo al grande artista spagnolo e allo stesso tempo ben descrive la ricerca dei due artisti, sospesa tra bellezza e sofferenza, humour e orrore, sublime e perversione, infantile e diabolico. L’immaginario già apocalittico dell’originale si arricchisce di una serie di spunti contemporanei: dalla simbologia nazista ai riferimenti desunti dai fumetti splatter. Una varietà di stimoli visivi eterogenei, dalla storia dell’arte alla cultura popolare, una strategia che torna enfatizzata negli Hellscapes, lavori caratterizzati da una oltraggiosa contaminazione di linguaggi, stili e contesti diversissimi, all’incrocio tra racconto storico, religioso e fantascientifico, atta a presentare una apocalittica istantanea del ventesimo secolo. Lo schema iconografico dell’ “Andata al Calvario” e della “Crocefissione” incontra le efferatezze naziste. Le rappresentazioni allegoriche del “Trionfo della Morte” e delle “Danze Macabre” l’immaginario preso in prestito dal cinema di Hollywood: dagli innumerevoli teschi infilzati sui pali di Apocalypse Now all’osceno lavoro sartoriale in pelle umana del Silenzio degli Innocenti. Recuperando una accezione del barocco mortifera, i Chapman ne utilizzano a sazietà gli elementi della grammatica formale: la ridondanza, lo sdoppiamento, la bipolarità, la teatralizzazione, il piacere dell’artificio, la trasgressione ingegnosa, la complessità del dettaglio enfatizzato, la metamorfosi che cede qui il passo alla mutazione, richiamando celebri lavori degli anni novanta dei due artisti, come Fuck Faces (1994), Zygotic Acceleration (1995) e Tragic Anatomies (1996). Un panorama desolato da possibile (e mai auspicabile) day-after.






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