II PIANO -
STANZA
3.9
materiali e misure
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Materiali
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Mussola su creta dipinta a smalto su piatto
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Altezza:
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cm. 22.00 |
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Larghezza:
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cm. 46.00 |
Altre opere in
Collezione Storica
Short sighted mirror 3
2006
Achrome
1960
- 1961
Corpo d’aria n.28
1959
- 1960
Merda d’artista (n.63)
1961
Linea 15,81
1959
Fiato d'artista
1960
Senza titolo
1962
Concetto Spaziale
1960
La barra d'aria
1969
/ 1996
Senza Titolo
1960
Payload
1962
Calendar
1962
Senza titolo
1967
A De Chirico
1962
Do it yourself (Target)
1960
Senza titolo
1960
Place of Power III
1989
Place of Power I
1989
Senza titolo
1968
A line in Ireland
1974
Direzione
1966
- 1967
Senza titolo
1971
Raw/War
1970
L'incidente
1964
Frammenti di un autoritratto anonimo
1969
- 1970
Senza titolo
1966
Senza titolo (to Ileana and Michael Sonnabend)
1970
Azzurro, Oro
2001
Senza Titolo (Sottosopra)
2000
Untitled
1968
Add [Addizionare]
1968
Engagement
1968
Triumph of Galatea [Trionfo di Galatea]
1961
Spalding Soft Ball
1962
Untitled
1960
Untitled
1961
Untitled (Hammer)
1962
FOUR CHAIRS # 12
1962
Venere Nera
1967
- 2008
JAW BROKEN OCHRE
2007
Senza Titolo (BASKETBALL DRAWING)
2002
Rock Head (testa di pietra)
1998
INTERIOR WITH PAINTING OF TREES
1997
Meringue Chantilly
1962
Dessert on plate
1962
Vitello tonnato
1962
FALLING OMELETTE
1964
THIS IS ALL THAT REMAINS OF THE ORIGINAL STATUE
1974
Steel Channel
1968
Asta In Equilibrio
1970
Wolken
1970
Study for interior #2
1969
Senza Titolo
1964
Senza Titolo
1973
Mappa
1971
- 1973
The Story Of One Who Set Out To Study Fear
1982
Goya Series: so much and more
1997
Pompei Gourmet Kitchen Glut (Neapolitan)
1986
Terrae Motus
1981
Robespierre
1980
Pittore di fuoco
1985
20 Aluminium Rectangle
2008
Above All Else
1991
Don’t think about it
2001
Our Spunk
1997
Senza titolo
1995
Schlafzimmer [Camera da letto]
1975
Senza Titolo
2005
Wound
1988
IN EXTREMIS VIII
1994
Study for a Fashion Plate (B)
1969
When Logics Die 212-214
1999
Aminabenzoyl Hydrazide
2008
Teapot
1979
Seascape: floating costume to drift for eternity III (Elvis suit)
1992
Bel canto
1987
BOY
1994
Girl
1994
OTTODROME, MANUAL A (TRIPTYCH)
1992
CREMASTER 4:3 LEGS OF MANN
1994
Uffizi
1989
Senza titolo
1984
ENGADIN II
2006
Portrait of a Young Woman with Child Full Length
1995
What We Want, Death Valley, T54
2002
- 2008
Magma
1985
- 1995
L'altra figura
1986
Scribbles
2012
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CLAES OLDENBURG
Bread on breadboard
1962
Courtesy :
Collezione Sonnabend
In esposizione dal 2005 al 2012 (Aprile)
Dopo l’esperienza performativa della fine degli anni Cinquanta e la serie di immagini enigmatiche di mostruose figure umane e oggetti quotidiani esposta nel 1959 alla Judson Gallery di New York, nel 1961 Oldenburg aprì nel suo studio un negozio-galleria, The Store, dove espose sculture ispirate ai prodotti in commercio nei negozi del quartiere, tra i quali spiccava il cibo. Con l’intento di eliminare le barriere fra arte ed esperienza reale, Oldenburg attua una celebrazione della società americana dei consumi divenendo uno dei maggiori protagonisti del movimento artistico emergente della Pop Art (ossia Popular art): termine con cui si fa riferimento a un'arte che vuole essere espressione della cultura popolare, attenta al complesso di stimoli visivi del cosiddetto "folclore urbano". Pochi mesi dopo Andy Warhol realizzò quadri con i barattoli di minestra Campbell’s e le bottiglie di Coca Cola, imitando la reiterazione pubblicitaria dell’oggetto di consumo.
Nelle sue sculture di cibi “immangiabili”, qui presentati al visitatore del museo simulando la vetrina di un negozio, Oldenburg mette in atto un’operazione ironica e dissacratoria
riproducendo realisticamente le forme di cibi e piatti succulenti che, però, colora e vernicia in modo innaturale – come fa la pubblicità – per smascherarne il potere di seduzione, di richiamo commerciale. La tecnica acquista, dunque, un effetto straniante rispetto alla funzionalità dell’oggetto che riproduce. Oltre ai cibi “immangiabili” nel 1962 egli crea le sue prime sculture morbide, fatte di tela di canapa o di vinile riempite di gommapiuma, per oggetti che hanno perduto la propria funzionalità.
CLAES OLDENBURG
Stoccolma 1929
We don't copy the objects we use, we try to transform them and we hope they go on transforming as you look at them. The idea of endless public dialogue... visual dialogue... ...
[
continua
]