1984 | NEO-GEO. Geometrie post-industriali.
JEFF KOONS
a cura di Francesca Franco
In reazione all’accentuato soggettivismo del neo-espressionismo, all’inizio degli anni ottanta risorge negli Stati Uniti e in Europa una nuova astrazione geometrica, che usa o adatta liberamente l’arte non figurativa di matrice concettuale, programmatica e assemblativa degli anni sessanta-settanta. Questa tendenza, che include artisti molto diversi per formazione e lavoro, acquista per la prima volta visibilità nel 1984 a Documenta 8 a Kassel. Definita sin dalla metà del decennio con il termine di neo geo (abbreviazione di neo geometric conceptualism), essa è caratterizzata da freddi e impersonali assemblaggi composti da reali prodotti commerciali e da oggetti propri dell’immaginario quotidiano della cultura moderna, presentati tout court come opere d’arte di una bellezza senza tempo; oppure da raffigurazioni geometriche giocate sull’accostamento di tonalità cromatiche o di effetti “optical”, che donano alla superficie pittorica l’illusione di forme in rilievo; dalla combinazione di tecniche, materiali e oggetti provenienti dalla contemporanea civiltà tecnologica e dai mezzi di comunicazione di massa. Minimo comune denominatore di questa ricerca formalmente eterogenea è l’appropriazione postmodernista di forme e linguaggi preesistenti della storia dell’arte, mutuati dalla colorfield painting, dal nuouveau réalism, dalla pop e optical art, dal minimalismo e dall’arte concettuale.
Principali rappresentanti di questa tendenza sono: Jeff Koons, Haim Steinbach, Ashley Bickerton e Peter Halley. Quest’ultimo, in particolare, associa alla ricerca propriamente artistica un sistematico lavoro teorico [Peter Halley: Collected Essays 1981-1987, New York 1988] che, ispirato al concetto di “simulazione” [sostituzione del reale con segni del reale] esplicitato da Jean Baudrillard in Simulacres et simulation [Paris 1981], diviene la base filosofica del neo-geometric conceptualism. Partendo da una critica della meccanizzazione e mercificazione del mondo moderno, in cui l’immagine acquista la predominanza sul prodotto, Halley assume la geometria come metafora dell’organizzazione razionale della società post-industriale, definita, circoscritta, invasa da strutture, percorsi e forme esatte e regolari. Al di là di questo sforzo concettuale, l’arte neo geo è, comunque, figlia del pensiero post-moderno e riflette la condizione di progressiva disgregazione degli impegni critici della cultura del tempo. Lanciati sulla scena internazionale dalla mostra alla Sonnabend Gallery di New York nel 1986, gli artisti neo-geo diventano, infatti, presto i fenomeni commerciali degli anni dello yuppismo rampante. Un periodo segnato dalla voracità del mercato americano, che la crisi economica del 1990 metterà presto a dura prova.





