1979 | TRANSAVANGUARDIA. Lo scacco del razionalismo.
a cura di Francesca Franco
Non è una scuola né una tendenza, piuttosto un orientamento teorizzato nel 1979 dal critico Achille Bonito Oliva come superamento delle esperienze minimaliste, poveriste, processuali e concettuali che avevano caratterizzato gli anni sessanta e settanta con il loro bagaglio di performance, happening e installazioni.
La transavanguardia nasce ufficialmente nel 1980 nella sezione Aperto ’80 ideata da Achille Bonito Oliva e Harald Szeemann nell’ambito della 39ª Biennale di Venezia, per poi affermarsi a livello internazionale nella mostra Transavanguardia Italia /America alla Galleria Civica di Modena nel 1982, in cui sono presenti future star del sistema artistico internazionale, come Jean Michel Basquiat, David Salle e Julian Schnabel: rappresentanti di punta di quell’ondata di neo-espressionismo che a partire dalla metà degli anni settanta invade prima la Germania poi gli Stati Uniti, segnando un generale ritorno alla pittura. Per l’energia “selvaggia”, il furore, l’erotismo del suo immaginario la transavanguardia rientra a pieno titolo in tale tendenza artistica. Con la differenza che, se questa nasce in Germania su comprensibili basi culturali, costituite dall’espressionismo dell’avanguardia tedesca dei primi vent’anni del Novecento, per gli italiani, che hanno alle spalle tutt’altra storia, significa la rinuncia a una precisa tradizione o, piuttosto, la scelta di uscire fuori da ogni consuetudine. Questa nuova ricerca reintroduce nell’arte le pratiche tradizionali della pittura e della scultura con uno spirito di assoluta libertà, combinando l’eclettismo con il gusto per la citazione, per l’appropriazione di motivi e forme dalla storia dell’arte e dalle avanguardie storiche, in un’operazione di nomadismo stilistico e tecnico che non accetta alcun linguaggio precostituito. In tal senso la transavanguardia rientra nella generale rielaborazione della storia che caratterizza il post-modernismo degli anni ottanta, dominato dalla caduta dei grandi sistemi interpretativi e delle loro verità, ora sostituiti da una molteplicità di concezioni parziali di valore pragmatico più che ideale, come scrive Jean-Francois Lyotard in La condition postmoderne (1979).
Protagonisti della transavanguardia italiana sono: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Mimmo Paladino. Personalità eterogenee - che evolveranno nel tempo secondo modalità assai diverse tra loro - ma accomunate da un consapevole riscatto dell’inattualità della pittura, intesa come capacità di restituire al processo creativo la vitalità dell’inconscio, e da un incessante “attraversamento” della memoria del passato scevro da condizionamenti storici, morali o religiosi. Pur non proponendosi di descrivere la realtà, la transavanguardia segna dunque il ritorno a uno spessore d'immagine che non si priva del piacere della rappresentazione e della narrazione, evocando, in figurazioni fantastiche e visionarie e attraverso la fisicità di materiali applicati direttamente sui dipinti, le eterne energie che animano i fatti e le storie dell'uomo, i miti originari della civiltà mediterranea, le forme simboliche depositarie dell’inconscio collettivo. Nella totale disarticolazione della forma, piegata a farsi espressione della condizione esistenziale dell'uomo, questa pittura recupera criticamente il senso dell'universalità della storia.
FRANCESCO CLEMENTE
Place of Power III - 1989| Materiali |
Pigmento su tela |
| Altezza: | cm. 213.50 |
| Larghezza: | cm. 340.50 |
FRANCESCO CLEMENTE
Place of Power I - 1989| Materiali | pigmento su tela |
| Altezza: | cm. 213.50 |
| Larghezza: | cm. 340.50 |
Mimmo Paladino
Senza titolo - 1995| Materiali |
tecnica mista su tela |
| Altezza: | cm. 205.00 |
| Larghezza: | cm. 325.00 |
Mimmo Paladino
Cavallo - 2006| Materiali | blocchi di tufo e struttura in |
| Altezza: | cm. 505.00 |
| Larghezza: | cm. 450.00 |






