1967 | ARTE CONCETTUALE. La filosofia dell’arte.
a cura di Francesca Franco
Il termine compare per la prima volta nei Paragraphs on Conceptual Art [Paragrafi sull’arte concettuale] pubblicati da Sol LeWitt sulla rivista Artforum nel 1967. L’anno successivo Lucy Lippard e John Chandler pubblicano il saggio The Dematerialization of Art [Art International, febbraio 1968], volto ad analizzare le due principali direzioni nelle quali si muove la ricerca contemporanea: l’arte come idea e l’arte come azione. Nel primo caso la materia viene negata dal momento che la sensazione è convertita in concetto. Nel secondo la materia, trasformata in energia e azione, è risolta nel tempo. In entrambi i casi il risultato è una de-materializzazione dell’arte in quanto oggetto, in quanto presenza fisica. Il saggio registra inoltre l’attitudine crescente tra gli artisti a progettare i lavori in studio e a farli poi eseguire materialmente altrove da artigiani professionisti, sviluppando in alcuni casi un atteggiamento di disinteresse per l’evoluzione fisica dell’opera.
Questa tendenza a privilegiare i processi di pensiero piuttosto che quelli materiali di realizzazione del lavoro si precisa verso il 1968-69 nella conceptual art, in cui l’idea diventa la componente fondamentale del fare artistico e costituisce di per sé l’opera d’arte, anche quando non si concretizza fisicamente. Un aspetto particolare dell’arte concettuale è l’indagine sulla natura dell’arte e sulla dimensione sintattica del linguaggio artistico, passato e presente. Le opere d’arte, come le parole, diventano segni che comunicano idee. Per questo motivo esse non si esauriscono nell’oggetto in sé, ma in definizioni linguistiche o descrizioni di oggetti tratti direttamente dal dizionario. In questo senso l’ arte concettuale mostra il proprio legame a un ben determinato retroterra filosofico: quello dello strutturalismo degli anni sessanta-settanta ispirato all'opera di Ferdinand de Saussure [1857 – 1913], e quello del positivismo logico e della filosofia analitica di Ludwig Wittgenstein [1889 –1951], che avevano additato nell’analisi dei fondamenti logici del linguaggio il problema stesso del fare filosofia. Contemporaneamente, mostra un debito nei confronti della ricerca avviata da René Magritte [1898-1967] con l’asserzione Ceci n’est pas une pipe [questa non è una pipa] che compare sul dipinto La trahison des images [il tradimento delle immagini, 1928-29, Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles, California]. Ad essa Michel Foucault dedica nel 1968 un saggio, che rileva il carattere paradossale della didascalia apposta dall’artista sul quadro, volta a contestare il criterio di equivalenza tra la parola, l’oggetto e la sua raffigurazione, producendo un corto circuito tra realtà, rappresentazione e significato.
Padre riconosciuto dell’arte concettuale è, oltre a Yves Klein [1928 –1962] con la sua ricerca sul vuoto e l’immaterialità, Marcel Duchamp [1887 –1968] con opere quali: Aria di Parigi (1919), un’ampolla in vetro contenente aria, e Boîte en valige [1943, Museum of Modern Art, New York], che raccoglie tutti gli scritti e gli studi sul Grande Vetro. I maggiori rappresentanti dell’arte concettuale sono: Joseph Kosuth, On Kawara, Sol LeWitt, Carl Andre, Emilio Prini, Vincenzo Agnetti, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Hanne Darboven, Lawrence Weiner, Marcel Broodthaers, Bernard Venet, gli inglesi legati alle riviste Arte-Language e Art-Analytica.







