1967 | ARTE POVERA. L’immagine si fa materia e spazio.
a cura di Francesca Franco
Nel 1966 nella mostra Arte Abitabile organizzata dalla galleria Sperone di Torino, gli artisti Piero Gilardi, Michelangelo Pistoletto, Mario Merz e Gianni Piacentino mettono in atto l’idea di togliere l’oggetto artistico dal sacrario del museo, inserendolo direttamente nello spazio del vissuto. Questo assunto è condiviso e sviluppato a metà degli anni sessanta in Italia da altri artisti, attivi soprattutto tra Torino e Roma, interessati a legare le proprie opere a oggetti, eventi e azioni di tutti i giorni. Sono: Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone, Giulio Paolini, Pier Paolo Calzolari, Gilberto Zorio, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, nonché artisti legati alla pop art romana, come Pino Pascali, Renato Mambor e Mario Ceroli.
Nel 1967 - nel catalogo della mostra Arte povera e Im-Spazio alla galleria La Bertesca di Genova e nel successivo articolo apparso su Flash Art, Arte povera. Note per una guerriglia urbana - il critico Germano Celant battezza come arte povera questo settore della ricerca artistica caratterizzato dal rifiuto delle frontiere tra i generi artistici (pittura, scultura, installazione, performance) così come tra arte e vita; dall’uso di oggetti usuali non dissimulati, di materiali non pregiati e di elementi primari, dei quali è evidenziata la presenza fisica e la vitale energia, come mostra la collettiva Lo spazio degli elementi. Fuoco, Immagine, Acqua, Terra alla galleria L’Attico di Roma del 1967. Una ricerca che parla di un ritorno alla “naturalità”, da intendersi come riappropriazione delle naturali facoltà umane del vedere e del sentire distorte o offuscate dalla mitologia del progresso tecnologico e industriale; come conquista di uno sguardo nuovo, sensibile e recettivo, sulla realtà. Un’arte, infine, fatta di quotidiano e tanto vicina alla vita da identificarsi con la vita stessa, come sottolinea la mostra Arte Povera + Azioni Povere organizzata da Marcello Rumma e Germano Celant ad Amalfi, negli spazi degli Antichi Arsenali della Repubblica, nell’ottobre 1968.
Il nome stesso, mutuato dal “teatro povero” di Jerzy Grotowsky, intende sottolineare il carattere non formalista del movimento, definendo piuttosto un’attitudine morale e una posizione critica nei confronti della cultura dominante. Alla società del profitto e del consumo gli artisti dell’arte povera oppongono un’estetica quotidiana e una creatività collettiva, diffusa nel sociale. In opposizione dialettica alla falsa ricchezza del mondo contemporaneo prediligono la manualità, il lavoro artigianale o il montaggio da bricoleur, il ricorso a materiali extra-artistici - spesso naturali se non propriamente “viventi” - oppure provenienti dalla tradizione artistica italiana, rivisitando l’umanesimo delle proprie radici antiche, così come la storia dell’arte passata e recente, quali uniche, reali ricchezze.
L'arte povera s’inserisce nel panorama della ricerca artistica dell'epoca per le significative consonanze che intrattiene non soltanto con l'arte concettuale, con la quale condivide la tendenza alla de-materializzazione dell’opera e una certa riflessione sull’essenza stessa del fare artistico; ma anche rispetto a esperienze come la pop art per il ricorso a oggetti d’uso comune; l’antiform per la scelta di materiali non preordinati e connessi all’esperienza empirica dello spazio; la land art per l’uso di materiali naturali legati direttamente alla dimensione spazio-temporale del vissuto.
Giuseppe Penone
La barra d'aria - 1969 / 1996| Materiali |
Cristallo |
| Altezza: | cm. 15.00 |
| Larghezza: | cm. 15.00 |
| Profonditá: | cm. 100.00 |
Jannis Kounellis
Senza Titolo - 2006| Materiali | putrella in ferro e fogli di carta |
| Altezza: | cm. 420.00 |
Jannis Kounellis
Senza Titolo - 2009| Materiali |
Ferro e calchi |
| Altezza: | cm. 716.00 |
| Larghezza: | cm. 60.00 |
| Profonditá: | cm. 60.00 |







