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Piazza del Plebiscito
GIULIO PAOLINI

Da un momento all’altro

GIULIO PAOLINI

 

a cura di Eduardo Cicelyn

 

01.01.99

 

Sin dalla fine degli anni sessanta, con la partecipazione ad Arte Povera + Azioni Povere ad Amalfi, prima, e con il sodalizio con Lucio Amelio, in seguito, Giulio Paolini [Genova, 1940] ha stretto un forte rapporto di vicinanza con Napoli. Legame rinsaldatosi con l’allestimento pianificato per piazza Plebiscito nel 1999, dove questo straordinario esploratore di immagini è intervenuto scegliendo, come aveva fatto in precedenza Paladino, una posizione centrale.
Genovese di nascita e torinese d’adozione, con la sua inconfondibile cifra stilistica, Paolini si è imposto come artista teorico e visionario, rielaborando immagini celebri dell’archivio della storia dell’arte, antica e classica. Facendone riaffiorare l’eco, con la nitidezza formale propria del concettuale. Attraverso articolate combinazioni di immagini reiterate, Paolini coinvolge direttamente l’osservatore, ora ponendolo sullo stesso piano dell’artista, adesso “immergendolo” nell’opera. La sua è un’arte sull’arte; e l’opera, architettata da Paolini, ha una sua presenza compiuta nel colpo d’occhio di chi la guarda.
In piazza grande, Giulio Paolini ha optato per un intervento ambientale che, muovendo dal centro, si relaziona con l’intera prospettiva architettonica. La struttura, posizionata tra le due statue equestri, è un imponente parallelepipedo, alto oltre tredici metri, diviso in due tronconi: una base grigia, che bene s’integra con il porfido della pavimentazione sulla quale poggia, ed un cubo bianco di sei metri. Riproducendo, sui lati del cubo, fedelmente il modello architettonico della basilica di San Francesco, Paolini ha disegnato una piazza virtuale, incastonata nel colonnato di quella esistente. Ispirandosi ancora una volta ad un frammento della storia dell’arte, l’artista ha lavorato attingendo dal luogo stesso dove si erge la costruzione ambientale. L’installazione, intitolata Da un momento all’altro, illuminata, appare come sospesa sulla piazza. E nelle raffigurazioni dei pannelli laterali ci riconosciamo nel pubblico che Paolini “ferma” raccolto in crocchi attorno alle colonne sulle quali gravitano i pianeti, motivo ricorrente dell’artista torinese.