Progressions in square
SOL LEWITT
a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato
23.12.05 | 16.06.06
Un’illusione ottica, un oggetto impossibile, un paradosso filosofico è quello creato da Sol Lewitt [Hartford, Connecticut, 1928] per Napoli: simile alla fantomatica scala infinita descritta nel 1958 dai matematici inglesi Lionel e Roger Penrose, che non porta da alcuna parte, dato che il suo ultimo scalino si trasforma nel primo. Progressions in square è una struttura quadrangolare di circa 23 metri di base per 3 di altezza, composta dall’impiego di un impianto modulare di mattoni bianchi in pietra di Trani, corrispondente alle misure standard della tecnica edilizia e perciò ricomponibile da chiunque. Tra i padri fondatori dell’arte concettuale degli anni ’60-’70, per Sol Lewitt l’idea rappresenta infatti l’aspetto più importante dell’opera d’arte, tanto da delegare a terzi la sua concreta realizzazione. La scultura appartiene alla serie delle Concrete block structures nata nel 1982 ad Amburgo con l’opera Two walls e caratterizzata da una monumentalità dalle spiccate valenze etico-politiche che, sin dall’inizio, diventa terreno d’indagine del rapporto fra architettura e scultura. La configurazione alternativamente crescente e decrescente degli elementi che compongono questa struttura chiusa, scompone e ricompone il dialogo con lo spazio urbano e il suo contesto storico-politico, invitando lo spettatore a esperire un percorso di forte fascinazione ma anche pieno di disorientamento. E’ l’illusione detta dello “strange loop” (letteralmente, “anello strano”), che consiste nel ritrovarsi inaspettatamente, salendo o scendendo i gradini di qualche sistema gerarchico, sempre al punto di partenza. In tal senso l’enigmatica costruzione concepita da Sol Lewitt assomiglia al Castello immaginato da Franz Kafka (1926) e condivide lo spirito degli ingegnosi esercizi di geometria e psicologia applicata disegnati da Maurits C. Escher, affermando che la ragione può spiegare e risolvere solo parte della realtà, quella materiale, ma è il pensiero irrazionale a scoprire il latente, l’invisibile, l’immateriale. Lo stesso fenomeno ha messo in musica Johan Sebastian Bach nelle sue “fughe” e il matematico Kurt Gödel ha posto al centro del teorema “dell'indecibilità” dell'aritmetica e delle sue implicazioni, dimostrando nel 1930 sia l’impossibile coerenza di un sistema matematico basato su principi logici, sia l'incompletezza di qualsiasi sistema aritmetico.




