L’Italia all’asta
Luciano Fabro
a cura di Eduardo Cicelyn
22.12.04 | 31.01.04
Per l’annuale appuntamento di Piazza del Plebiscito a Napoli Luciano Fabro [Torino, 1936 – Milano, 2007] presenta, proprio al centro dell'agorà un tempo denominata "Largo di Palazzo", l’installazione L’Italia all’asta, che ripropone in maniera spettacolare uno dei temi principali del suo percorso artistico. Partito da una concezione dell’opera d’arte come oggetto sensibile di uno spazio non più pittorico ma concreto e reale, alla fine degli anni ’60 Fabro si distingue all’interno del movimento dell’arte povera con cicli di lavori volti a ribaltare la funzione simbolica comunemente accettata di forme note. Tra queste è il profilo dell’Italia (1968), la cui silhouette, realizzata in differenti materiali, è collocata nello spazio in modi sempre inconsueti e spiazzanti, con l’intento d’indurre nel fruitore una consapevole esperienza dell’ambiente in cui si muove, ma anche una riflessione priva di pregiudizi ideologici, estetici o culturali.
L’opera è composta da un grande pennone metallico alto 35 metri, sui lati del quale sono appese, con una sorta di cappio, due sagome in lamina d’alluminio della penisola italiana, con le isole fissate nel mezzo. Da un lato l’Italia è correttamente orientata da Nord a Sud, dall’altro è capovolta. Tutto intorno, sotto il porticato della basilica di San Francesco di Paola, sventolano stendardi a strisce colorate sormontati da sculture in metallo riproducenti alcuni tra i principali simboli matematici; mentre un altoparlante diffonde nella pizza il “commento musicale” di Pasquale Scialò, composto da venticinque movimenti di suoni e rumori, parole e musica, compresa la voce stessa dello scultore.
L’Italia “dritta” è disseminata di cartelli con i nomi delle grandi aziende pubbliche italiane che sono state negli anni privatizzate: Alfa Romeo, Eni, Telecom, Montedison; sull’altro lato, i cartelli riportano invece nomi topografici di risonanza storica, come Nizza, Savoia, Campoformio, Bronte: luoghi che ricordano sconfitte, rinunce, scambi territoriali che hanno limitato e definito nel tempo la geografia del nostro Paese.
Nonostante certa affinità visiva con gli “alberi della cuccagna” delle antiche feste di piazza, l’Italia all’asta di Fabro contiene in sé molteplici possibilità di lettura, da quella letterale, che la mostra appesa a un pennone, a quella traslata di critica politica, denunciando un’Italia venduta o svenduta alla spicciola contro l’interesse stesso degli Italiani. Territori e ricchezze date a privati o a stati stranieri, in attesa che il popolo – forse, un giorno - ne rientri in possesso.




