Fin dall’inizio, la comunicazione del Madre si muove su un doppio binario: aprire l’arte contemporanea al pubblico di massa, e saldare l’identità del museo al suo territorio.
L’intero percorso di comunicazione, a partire dall’ideazione
del nome e del logo, passando per le campagne pubblicitarie
nazionali e internazionali, la progettazione della brand image [carta
da lettere, biglietti da visita, biglietti d’ingresso, segnaletica interna,
inviti, guide, depliant, cataloghi mostre e guida generale, sito web],
il merchandising [pins, magliette, poster, oggettistica
e relativi pack] e le iniziative collaterali [nome, logo, immagine
coordinata, allestimento e arredo del ristorante interno Madre & Vino,
immagine coordinata degli eventi Madrenalina e Apemadre,
campagna per Estate al Madre] è curato e sviluppato dall’agenzia
AM Newton21.
Già nel nome del Museo – acronimo di Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina – c’è la volontà di ancorarsi alle radici di Napoli: Madre è un nome ancestrale, pieno di echi atavici e mediterranei, che parla di fecondità, nutrimento e potenza creatrice, attributi dell’arte di tutti i tempi. Mentre il logo sviscera il secondo dei due principi enunciati all’inizio: è un quadro cui manca una porzione di lato, quindi aperto all’esterno e alle sue contaminazioni.
Per la prima volta in Italia un museo d’arte contemporanea viene
comunicato come un prodotto di massa, e lanciato con una campagna
dissacrante in stampa, affissione, radio e tv nel prime time delle tre
reti Rai.
Nel 2008 il Madre è tornato a far parlare di sé con un’altra campagna
assolutamente inedita per un museo: legandosi
al tema della “monnezza” che in quel periodo occupava
massicciamente la scena mediatica, ha ribaltato il luogo comune
mostrando al di là degli stereotipi che Napoli non è tutta da buttare.
Sempre nel periodo dell’emergenza monnezza è andata in scena un’altra provocazione: la guerrilla advertising per la mostra di Piero Manzoni, con la distribuzione di buste per la raccolta degli escrementi dei cani brandizzate con il nome dell’autore di “Merda d’artista”.
Le campagne e più in generale la comunicazione del Madre – grazie
anche agli ampi dibattiti che ha innescato su diversi media – ha avuto
il merito di sdoganare l’arte contemporanea spogliandola dei suoi
connotati elitari, e di identificare il museo come una delle destinazioni
fondamentali nel panorama artistico nazionale e internazionale. ![]()























