Piero Manzoni
Soncino (Bs) 1933 | Milano 1963
Nasce a Soncino, in provincia di Cremona, il 13 luglio 1933 dai conti Meroni Manzoni di Chiosca e Poggiolo. Studia a Milano al liceo classico Leone XIII, poi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo i primi lavori, rappresentati da paesaggi e ritratti di stampo tradizionale, alla fine del 1955 la sua pittura subisce una netta svolta in senso informale, maturata in seguito alla conoscenza di Lucio Fontana e alla frequentazione del vivace ambiente artistico di Albisola, in Liguria. Risentono del linguaggio gestuale e materico di Enrico Baj le immagini embrionali dei Catrami e le Impronte di oggetti d’uso comune, che Manzoni espone nell’agosto del 1956 al Castello Sforzesco di Soncino per la IV Fiera Mercato. Come scrive nel manifesto Per la scoperta di una zona di immagini del dicembre dello stesso anno (cofirmato da Camillo Corvi-Mora, Ettore Sordini, Giuseppe Zecca), in queste opere egli ricerca «un alfabeto di immagini prime…giustificate solo da se stesse». Questa idea si precisa nel 1957 in tre successivi manifesti sottoscritti da Sordini, Angelo Verga, Giuseppe Biasi e Mario Colucci: L’arte non è vera creazione (maggio 1957), dove Manzoni propone di liberarsi dal sostrato culturale ed emotivo che inquina l’arte del presente; Per una pittura organica (giugno 1957), che segna l’adesione ufficiale dell'artista al movimento nucleare, ratificata dalla firma del manifesto Contro lo stile e dalla partecipazione alla Galleria San Fedele di Milano nella mostra Arte nucleare 57; Di Albisola Marina (agosto 1957), vòlto ad affermare un’arte che sia la «continuazione naturale e spontanea dei nostri processi psico-biologici, una propaggine della nostra stessa vita organica». Frutto di questa riflessione sono gli Achrome nati nell’autunno 1957: tele bianche ricoperte di gesso grezzo o imbevute di colla e caolino, nelle quali la creazione dell’immagine è affidata al processo stesso di solidificazione della materia. Il nome, che in francese significa “incolore”, sottende una riflessione o piuttosto una risposta alla coeva ricerca sul blu e sul vuoto condotta da Yves Klein, che all’inizio del 1957 aveva tenuto alla Galleria Apollinaire a Milano la sua prima personale in Italia. Esposti nel 1958 alla Galleria Pater, gli Achrome mostrano un debito sia verso la ricerca informale di Alberto Burri e Jean Fautrier, sia verso lo spazialismo di Lucio Fontana, al quale si somma uno spiccato interesse per la psicanalisi e, in particolare, per le teorie junghiane, come testimonia il manifesto Prolegomeni a un’attività artistica, che Manzoni pubblica alla fine del 1957 nel catalogo della personale alla Galleria del Corriere della Provincia a Como. Muovendo decisamente oltre la crisi esistenzialista del dopoguerra, l’artista procede a un raffreddamento del carattere emotivo del fare pittorico, ben visibile nella rarefazione d’immagine degli Achrome del 1959, nei quali la texture è costituita da cuciture a macchina, o nella serie delle Linee (1959-61) che, eludendo l’equivoco del quadro, Manzoni traccia con un tampone imbevuto d’inchiostro su rotoli di carta di diversa metratura poi rinchiusi in contenitori. L’azzeramento delle esperienze artistiche precedenti espresso da queste opere trova riscontro sia nelle coeve ricerche di Agostino Bonalumi e di Enrico Castellani, con il quale l’artista fonda nel 1959 a Milano la galleria Azimut e la rivista “Azimuth”; sia nell’arte cinetico-visuale ispirata alla Gestaltpsychologie (psicologia della forma) di collettivi come il Gruppo Zero di Düsseldorf (Otto Piene, Heinz Mack, Gunter Uecker), con il quale Manzoni espone nel 1959 al Kunstkring di Rotterdam, o il Gruppo T di Milano (Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco), con il quale partecipa nel gennaio 1960 alla mostra Miriorama 1 alla Galleria Pater di Milano. Dall’idea di “opera-ambiente” mutuata dal lavoro di questi artisti nasce nel 1960 il prototipo del Placentarium (1960): un gigantesco corpo d’aria di plastica, che funziona come teatro pneumatico-pulsante per balletti di luce e gas. Così come dalla comune indagine sulle nuove modalità espressive messe a disposizione dalla tecnologia nasce la sperimentazione di oggetti e materiali naturali e sintetici, che contraddistingue gli Achrome realizzati nel 1960-63. In Inchiesta sulla pittura, scritta per l’Almanacco letterario Bompiani 1960 (pubblicata solo nel 1973 sulla copertina di L. Palazzoli, Piero Manzoni, Milano), egli infatti spiega: «Un artista può usare solo i materiali (pensieri e forma) della sua epoca». Il verificarsi di nuove condizioni, afferma in Libera dimensione, «comporta, colla necessità di nuove soluzioni, nuovi metodi, nuove misure […] Le modificazioni non bastano: la trasformazione dev’essere integrale» (in “Azimuth”, n. 2, gennaio 1960). Da qui la Nuova concezione artistica proposta con Biasi, Castellani e Mack (aprile 1960) nel manifesto omonimo pubblicato in occasione della collettiva al Circolo del Pozzetto di Padova, in cui è preannunziato l’abbandono dello spazio limitato delle due dimensioni per uno più ampio, in cui la luce è l’elemento decisivo.
Nel 1960 Manzoni inizia a viaggiare in Danimarca, dov’è invitato a esporre dall’artista Arhtur Køpcke, proprietario dell’omonima galleria di Copenaghen, e successivamente da Aage Damgaard, un industriale tessile di Herning appassionato d’arte e mecenate, che lo ospita per un mese nella sua Angli Shirt Factory. Tra le opere realizzate in Danimarca è Linea 7200 metri (la più lunga), tracciata in una cartiera dell’Herning Avis Printing House nel luglio 1960 (Herning Kunstmuseum). Il passo successivo è l’abbandono totale della superficie pittorica, sostituita da un puro processo concettuale, che prende il sopravvento nel concepimento della Linea di lunghezza infinita (1960): un cilindro di legno che racchiude virtualmente una linea che esiste solo come idea, decretando il dissolvimento dell’opera. Sparizione che lo stesso Manzoni formula, parlando di «vendita di niente, numerato e firmato» nel Manifesto contro niente per l’esposizione internazionale di niente, pubblicato a Basilea nel 1960 e sottoscritto da Bazon Brock, Enrico Castellani, Rolf Fenkart, Carl Laszlo, Heinz Mack e Onorio, Pierre e Herbert Schudt.
Il superamento della fisicità dell’opera avviene a favore di operazioni che coinvolgono sempre di più le capacità puramente mentali dell’uomo o, viceversa, le facoltà organiche del corpo dell’artista, con modalità creative di carattere comportamentale. Questa direzione di ricerca, che prende inizialmente forma nei duchampiani Corpi d’aria del 1959 e nei Fiati d’artista (1960) esposti alla Galleria Azimut nel 1961, ispira due note performance di Manzoni, che hanno luogo, rispettivamente, nel 1960 alla galleria Azimut e nel 1961 alla Galleria La Tartaruga di Roma. Nella prima, intitolata Consumazione dell’arte, dinamica del pubblico divorare l’arte, Manzoni imprime l’impronta del proprio pollice su uova sode che offre al pubblico da mangiare, per consacrarlo all’arte; nella seconda firma alcune modelle e persone del pubblico trasformandole in Sculture viventi. Finché nel 1960 crea due Basi magiche (1960, una è a Copenaghen), per elevare a opera d’arte ogni persona o oggetto che vi sale sopra e per il tempo in cui vi resta. Le premesse fin qui poste sono portate a compimento nel 1961 quando, alla galleria Pescetto di Albisola Marina e poi alla Galleria Køpke di Copenaghen, Manzoni propone in vendita, a un prezzo pari all’equivalente in oro del loro peso, novanta barattoli da conserva di Merda d’artista firmati; o quando pone al suolo capovolto il Socle du monde (1961, Herning Kunstmuseum, Danimarca), per eleggere l’intero globo terrestre a opera d’arte. Il carattere concettuale e performativo di queste opere risente dei contatti di Manzoni con il gruppo Gorgona, che a Zagabria svolge una ricerca vicina a Fluxus e con il quale egli espone nel 1961 nella mostra Nove tendencije. Per la rivista omonima del gruppo l’artista concepisce una prima versione delle Tavole d'accertamento: riproduzioni di propri lavori ideati tra il 1958 e il 1960 - come le carte geografiche, ridipinte cancellando i nomi dei luoghi, gli alfabeti, le linee, le impronte digitali e delle mani - che egli pubblica in litografia e raccoglie in cartelle (Scheiwiller, Milano 1961 e 1962). Ai rapporti con il gruppo Gorgona è anche da riferire la composizione, nel 1961, di due “afonie”, nelle quali il non-suono è assimilabile al silenzio di John Cage. In un libro del 1962, Alcune realizzazioni, alcuni esperimenti, alcuni progetti (a cura di S. Dangelo, M comunicazione, Milano 1963), l’artista illustra gli interventi architettonici da lui compiuti e i molti progettati. Dopo la metà di novembre del 1962 Manzoni lascia la Danimarca e viaggia attraverso l’Europa per rientrare a Milano. A Flensburg-Glückburg (Germania) progetta con l’editore Jes Petersen un libro d’arte di concettuale ironia, intitolato Piero Manzoni. The life and the Works e composto da 100 pagine bianche (Petersen Press, Glücksburg - Hamburg - Paris 1962, I edizione). Ad Amsterdam partecipa all’Expositie Nul organizzata, in marzo, da Henk Peters allo Stedelijk Museum e nel gennaio del 1963 tiene una personale alla Galerie Smith di Bruxelles.
Muore a Milano il 6 febbraio 1963.
8 tavole di accertamento
1958 - 1960
| Materiali |
carta e inchiostro |
| Altezza: | cm. 48.80 |
| Larghezza: | cm. 35.00 |
| Numero serie edizione: | 60 |
white rotor
1958
| Materiali | legno,carta,vetro,elettricità |
| Altezza: | cm. 100.50 |
| Larghezza: | cm. 101.00 |
| Profonditá: | cm. 20.50 |
Corpo d’aria n.28
1959 - 1960
| Materiali | Scatola di legno contenente un |
| Altezza: | cm. 42.50 |
| Larghezza: | cm. 12.30 |
| Profonditá: | cm. 4.50 |
Achrome
1960
| Materiali | base di legno, gancio di ottone, |
| Altezza: | cm. 6.00 |
| Larghezza: | cm. 6.00 |
| Profonditá: | cm. 10.00 |
Uova scultura
1960
| Materiali | Uova riposte in scatola di legno |
| Altezza: | cm. 6.00 |
| Larghezza: | cm. 8.00 |
| Profonditá: | cm. 7.00 |
Merda d’artista (n.63)
1961
| Materiali | Scatola di latta e carta stampata |
| Altezza: | cm. 4.80 |
| Larghezza: | cm. 6.00 |
Achrome
1961
| Materiali |
paglia e caolino |
| Altezza: | cm. 68.30 |
| Larghezza: | cm. 45.80 |
| Profonditá: | cm. 44.50 |
base magica - scultura vivente
1961
| Materiali |
legno |
| Altezza: | cm. 60.00 |
| Larghezza: | cm. 79.50 |
| Profonditá: | cm. 79.50 |
Magisk Sockkel nr 2 (base magica)
1961
| Materiali |
legno |
| Altezza: | cm. 30.00 |
| Larghezza: | cm. 30.00 |
| Profonditá: | cm. 30.00 |
Achrome
1961
| Materiali | pelle di coniglio, base di legno |
| Altezza: | cm. 92.40 |
| Larghezza: | cm. 46.90 |
| Profonditá: | cm. 46.90 |
Tavole d’accertamento Gorgonia (Progetto 1)
1961
| Materiali | 6 fogli, inchiostro su carta |
| Altezza: | cm. 15.00 |
| Larghezza: | cm. 14.00 |
Magisk Socklken Nr. 2
1961
| Materiali |
legno |
| Altezza: | cm. 30.00 |
| Larghezza: | cm. 30.00 |
| Profonditá: | cm. 30.00 |












































































