Fondazione DonnaRegina | p.iva : 04953071216 | English | Regione Campania | campania>artecard | Privacy | Credits | Contatti
Opere
Carsten Nicolai

 

Carsten Nicolai

 

Chemnitz (ex Karl-Marx-Stadt) 1965

 

La scienza continua a essere una delle maggiori fonti d’ispirazione per il mio lavoro. Non credo tuttavia che l’arte aiuti a meglio comprendere la scienza […]. Piuttosto direi che arte e scienza lavorano su un piano comune. Sia la scienza che l’arte operano infatti in aree ancora relativamente inesplorate dall’intelligenza umana. A mio modo di vedere, l’artista lavora con modelli simili a quelli dello scienziato, magari non passibili di prove la cui accuratezza sia garantita da formule matematiche, ma basati su uno stesso meccanismo: si tratta in entrambi i casi di griglie interpretative che ci aiutano a capire meglio in che tipo di mondo siamo situati. (Carsten Nicolai, 2009 – tratto da V. Santarcangelo, La griglia degli eventi. Intervista a Carsten Nicolai, in Artkay Magazine, 21 aprile 2009)


Nasce a Chemnitz (ex Karl-Marx-Stadt), in Germania, nel 1965. La città, un tempo parte della Repubblica Democratica Tedesca ha una lunga tradizione in campo tessile, dove Nicolai acquisisce un'esperienza di prima mano dei vecchi telai programmati meccanicamente, che lo apre all'universo dei codici di Alan Turing. Dopo aver lavorato un anno come giardiniere (1984), studia Design del Paesaggio a Dresda dal 1985 al 1990 e all’inizio degli anni novanta avvia una personale sperimentazione tesa a mettere in relazione ricerche scientifiche, arte e potenzialità dei nuovi media, prendendo spunto da fenomeni naturali come il suono, che egli trasforma per mezzo di oscillatori e generatori di tono, o visualizza attraverso i principi della cinematica. Nel 1992 è uno dei fondatori del centro culturale Voxxx.Kultur und Kommunikationszentrum di Chemnitz. Nel 1994 crea a Berlino una propria etichetta discografica, la Noton.archiv.fur.ton.und.nichtton, che ha contatti con tutte le organizzazioni di musica d’avanguardia del paese: da Mille Plateaux di Francoforte a Kompakt di Colonia. Nell’opera ∞, concepita nel 1997 per Documenta X a Kassel, concepisce una vera e propria invasione della città tedesca, disseminandovi codici e segnali acustici non-identificabili, che s’infiltrano nella vita di tutti i giorni con conseguente nuova percezione del mondo circostante. L’artista parte dai rumori di fax, telefoni e modem per indagare le potenzialità estetiche e creative dei sistemi logici informatici, giocando sulla dualità tra le caratteristiche fisiche dell'impatto sonoro, espresse nell'uso di bassissime e altissime frequenze, e il carattere minimale, geometrico, astratto delle sue strutture ritmiche, composte da collage di rumori, tagli e sopratutto imperfezioni "ritmate" tra loro grazie all'uso di software per PC e campionamenti, in sintonia con i primi esperimenti fatti con vinili rovinati e “scratchati” degli anni 70. Da qui l’interesse per modelli d’integrazione tra caso e programmazione, per l’interscambio tra micro e macro strutture e l’idea d‘introdurre in molti lavori una regola e un modello come schema organizzativo per riconoscere i movimenti caotici. Esponente della scena elettronica con lo pseudonimo di Alva Noto, nelle sue composizioni musicali Nicolai usa click e glitche campionati e organizzati in loop come elementi musicali strutturali, che applica alla ritmica groove dell’Hip-Hop o al Rhythm and blues. Oltre a suonare nelle band Signal, con Frank Bretschneider (alias Komet) e Olaf Bender (alias Byetone), e Cyclo con Ryoji Ikeda, Nicolai porta avanti progetti con musicisti diversi, tra i quali si ricordano: Mika Vainio, Thomas Knak (opto) o Ryuichi Sakamoto. Dalla fusione della sua etichetta con la Raster Music di Bretschneider e Bender nasce, sempre nel 1999, la Raster-Noton-Archiv für Ton und Nichtton.
Esercita un forte impatto su di lui l’articolo Active mutations of self-reproducing networks, machines and tapes di Takashi Ikegami e Takashi Hashimoto apparso sulla rivista Artificial Life (vol. 2 n. 3, 1998), che parla dello «sviluppo da un semplice loop autoreplicante di un network complesso». Queste teorie ispirano nel 2001 l’opera Snownoise, che replica in condizioni di laboratorio la formazione e trasformazione dell’acqua in cristalli di neve, documentando un processo naturale di autogenerazione di un’immagine complessa. Altri fenomeni sui quali si appunta l’interesse dell’artista sono la luce e i campi elettromagnetici, oppure elementi naturali, come il latte, che l’artista sottopone all’influenza di differenti oscillatori di frequenza audio (Milch, 2001), o l’acqua. Frozen water, presentato alla 49a Biennale di Venezia del 2001, è un lavoro sulle vibrazione del suono che mostra una situazione difficilmente controllabile, incentrandosi sulla polarità di caos e ordine, stasi movimento. Risale allo stesso anno la partecipazione alla collettiva Audible Images al The Museum of Contemporary Photography di Chicago, che evidenzia l’importanza che nella ricerca di Nicolai riveste l’interazione tra immagine video, suono e pittura. L’artista è inoltre presente in mostre dedicate alla sperimentazione tra arti visive, musica e tecnologia, quali: Art/Music: Rock, Pop, Punk, Techno al Museum of Contemporary Art di Sidney (2001); Media Connection a Palazzo delle Esposizioni di Roma (2001) e Frequenzen (hz) alla Schirn Kunsthalle di Francoforte (2002). Dopo aver indagato le regole della fisica per superare la separazione tra le diverse percezioni sensoriali dell’uomo, nel 2003 Nicolai realizza la serie Restructs, ispirata intuitivamente ai concetti di standardizzazione modulare, industrializzazione e ripetitività. Principi che furono alla base del modernismo di Le Corbusier, della Bauhaus e della scuola di Ulm, ma la cui applicazione ha in seguito bloccato piuttosto che incentivato la creatività. Due importanti personali dell’artista sono organizzate nel 2005 dallo Stedelijk Museum voor Actuele Kunst di Gent (audio visual spaces) insieme alla Schirn Kunsthalle di Francoforte (anti reflex) e dalla Neue Nationalgalerie di Berlino (syn chron). Quest‘ultima viaggia a Berna e a Yamaguchi, in Giappone, dove l’artista aveva già esposto al Watari Museum of Contemporary Art di Tokyo nel 2002. Seguono nel 2007 le antologiche a lui dedicate dalla Haus Konstruktiv di Zurigo e dalla PaceWildenstein di New York. In occasione della collettiva Life? Biomorphic Forms in Sculptures, curata da Katrin Bucher Trantow e Peter Pakesch alla Kunsthaus di Graz nel 2008, l’artista presenta un nuovo ciclo di sculture, Cluster, ispirato a un esperimento dell’architetto americano Richard Buckminster Fuller sull’impacchettamento delle sfere nello spazio e alla cosiddetta congettura di Keplero, per proporre un parallelismo tra processo creativo e processo biologico. La riflessione sull’eredità del modernismo prosegue con l’installazione Extended inverted guggenheim spiral del 2009, che trae spunto dall‘architettura di Frank Lloyd Wright. Per l‘antologica al Kunstraum di Innsbruck Nicolai realizza due nuove opere della serie aoyama spaces (da una fotografia di studio nel distretto Aoyama di Tokyo) e presenta still dalla video installazione Fades, ognuno dei quali può essere inteso come modello per un vocabolario matematico.
Dopo aver pubblicato nel 2007 con l'etichetta raster-noton il primo e secondo volume della serie Xerrox, Nicolai si appresta ora ad affrontare una tournée internazionale, per presentare il progetto elaborato a quattro mani con Michael Nyman, intitolato Sparkie: Cage and Beyond, ispirata alla vicenda del celebre pappagallo parlante che negli anni Settanta arrivò a incidere un disco. Vive e lavora tra Berlino e Chemnitz.
 

 

 

 

opere dell'artista
Carsten Nicolai, Ora (2008) Ora

2008

Materiali

diasec montata su Aludibond

Altezza: cm. 232.00
Larghezza: cm. 180.00
Carsten Nicolai, Pioneer II (2009) Pioneer II

2009

Materiali 3 palloni aerostatici, cilindri
Dimensioni: Dimensioni variabili
Al MADRE
Eventi
Notte & Giorno
MADRENALINA | SAVEMADRE Starring - Alva Noto

17.02.11 | 17.02.11

Pioneer II Piazza del Plebiscito
Pioneer II

23.12.09 | 30.01.10