Micol Assaël
Roma 1979
Nasce a Roma nel 1979 da famiglia di origine ebraica. Completa la sua formazione alla Facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e inizia a viaggiare per il mondo, raccogliendo i disegni eseguiti durante o alla fine delle sue escursioni. Nascono da viaggi in Islanda e in Siberia sia i 450 disegni a matita e inchiostro bianco di Inner Disorder, compiuti fra il 1999 e il 2001 e poi raccolti in un libro; sia i disegni della serie Malogavaritnaya Radioapparatura realizzati tra 2001 e il 2003. Esercizio quotidiano di esplorazione della zona di confine tra sonno e veglia, questi lavori prendono spunto dalla pratica di annotare i sogni fatti la notte precedente. Collage di frammenti del passato, memore della poetica dada di un Kurt Schwitters o di un Joseph Cornell, è Free Fall in the Vortex of Time (2004-06): un libro di 120 pagine che ricrea una giornata ideale di 24 ore attraverso ricevute, pezzi di carta, biglietti e cartoline raccolti dall’artista nel corso dei suoi viaggi in paesi lontani. Annotati di appunti e pieni di ricordi personali, questi frammenti sono vergati a penna con un numero a prima vista arbitrario - e ricavato invece da una formula matematica stabilita - a scandire il tempo misterioso della memoria.
Guardando, da un lato, alla lezione di artisti come Bruce Naumann, Gordon Matta-Clarck e Richard Serra e, dall’altro, alle pratiche dell’arte relazionale, Assaël realizza contemporaneamente installazioni ambientali che implicano sottili modificazioni delle strutture architettoniche esistenti: le capsule in vetro piene d’aria inserite in un muro esterno in mattoni a San Casciano dei Bagni (Nyidalur, 2000, opera permanente), che in parte alludono a un tipo di rifugio visitato dall’artista in una zona deserta dell'Islanda; i buchi creati a parete in Senza Titolo (2002), esposto nel 2002 nella collettiva exIT alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino; la rimozione del pavimento da un ambiente del Ferrotel di Pescara (in collaborazione con Jorge Peris, Senza Titolo, 2003) compiuto in occasione di Fuori Uso 2003: Great Expectations, a cura di Charlotte Laubard, Chiara Parisi, Alessandro Rabottini e Marcello Smarrelli. In altri casi l’artista crea ex-novo spazi sottilmente ostili, angusti e pericolosi come la cella frigorifera elettrificata di Vorkuta (2001), esposta nella collettiva Prototipi.01 curata da Stefano Chiodi e Bartolomeo Pietromarchi alla Fondazione Adriano Olivetti di Roma. Arredata con circuiti elettrici ad alta tensione, un tavolo in acciaio e una sedia imbottita con resistenza elettrica, l’opera nasce in seguito a un viaggio in Siberia compiuto dall’artista senza l’aiuto di una mappa e sottende la ricerca di perdita d’orientamento e di controllo. Questa trova nuovamente espressione in The Theory of Homogeneous Turbulence: una stanza elettrificata percorsa da minacciose e ispirata a L’origine dell’opera d’arte di Martin Heidegger (scritto negli anni 30 e pubblicato negli anni 50 nella raccolta "Sentieri interrotti"). L’opera è esposta nella collettiva La Folie di Villa Medici curata da Chiara Parisi all’Accademia di Francia a Roma nel 2002.
L’interesse precipuo per le tecnologie obsolete, le teorie scientifiche eterodosse e per i fenomeni fisici che interagiscono con il corpo umano la porta a ricostruire ambienti o a modificare spazi già esistenti attraverso l’uso controllato di strumentazioni, come circuiti elettrici aperti e potenti convogliatori d’aria, generatori di potenza o vecchi motori. Nascono così Senza Titolo [dielettrico] (2002), esposta nella collettiva Full Contact alla Galleria Civica di Montevergini di Siracusa nel 2002; la stanza frigorifera (Senza titolo) presentata nel 2003 nella collettiva La Zona curata da Massimiliano Gioni nell’ambito della 50a Biennale di Venezia, che Francesco Bonami intitola Sogni e conflitti. La dittatura dello spettatore. Arredata con suppellettili in ferro “trovati” e di memoria industriale atti a evocare e nello stesso tempo a negare un ambiente domestico, la stanza è investita dai getti d’aria tanto forti da instupidire il visitatore. Per Manifesta 5 a San Sebastian, nel 2004, l’artista colloca invece roboanti motori in un edificio industriale dismesso, riempiendo la stanza di rumore e miasmi di diesel, che rendono difficile ai visitatori stare lì dentro (nel 2010 Mindfall partecipa all’Art Public program di Art 41 Basel). L’intento dell’artista è infatti quello di imporre ai visitatori una reale interazione con l’opera e di esporli alla trasformazione fisica e psicologica di cui questa è capace. In tal senso le installazioni di Assaël si rivelano essere veri e propri ambienti per esperimenti sul comportamento degli esseri umani attraverso la messa a punto di situazioni di pericolo e di disturbo. Volgendo l’esperienza della body art anni 70 dal corpo dell’artista a quello del pubblico, i lavori di Assaël hanno non solo un impatto fisico immediato sui visitatori, ma attivano un processo che continua nella loro memoria. In alcuni casi, questi richiedono la presenza continua di persone che, sotto la direzione dell’artista, compiono ininterrottamente un’attività routinaria (Gabriel, 2003) o, come accade nel 2005 alla 51a Biennale di Venezia, leggano brani sulla fine del mondo e la resa dei conti tratti da libri selezionati dall’artista (The Brightness of the Morning After, 2005). L’associazione tra bellezza e pericolo estremo presente nella poetica di Assaël si rivela compiutamente in Waiting for the Unknown. Invitata da Jessica Morgan, curatrice alla Tate Modern di Londra, a intervenire giovane vulcano Eldfell, sull’isola di Heimaey, in Islanda, Assaël progetta di collocare una notevole quantità di esplosivo all’interno delle sue falde, documentando l’idea attraverso una pubblicazione che presenta al Reykjavìk Art Festival 2005. Il ricordo del vulcano riecheggia nello stesso anno nell’opera omonima presentata al Frieze Art Fair di Londra, composta da un mucchio di polvere di rame. Nello stesso anno l’artista è invitata da Maurizio Collaborare con esperti di diverse discipline può aprire possibilità nascoste che altrimenti resterebbero solo implicite nell’opera. È sempre stimolante far convergere l’energia, da più punti di vista. Credo che sia uno dei migliori strumenti a mia disposizione per suggerire nuove letture e interpretazioni per il mio lavoro, per esplorare nuovi territori. E’ un modo per rendere il lavoro vivo e per evitare che questo diventi auto-referenziale. In altri casi, il dialogo tra lo spazio che la ospita e l’opera stessa è abbastanza. Questa relazione con lo spazio sempre essenziale. Nella maggior parte delle situazioni, è lo spazio che definiscele regole del gioco. [Micol Assaël, in B. Pietromarchi, Interview, 2008]
Nasce a Roma nel 1979 da famiglia di origine ebraica. Completa la sua formazione alla Facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza e inizia a viaggiare per il mondo, raccogliendo i disegni eseguiti durante o alla fine delle sue escursioni. Nascono da viaggi in Islanda e in Siberia sia i 450 disegni a matita e inchiostro bianco di Inner Disorder, compiuti fra il 1999 e il 2001 e poi raccolti in un libro; sia i disegni della serie Malogavaritnaya Radioapparatura realizzati tra 2001 e il 2003. Esercizio quotidiano di esplorazione della zona di confine tra sonno e veglia, questi lavori prendono spunto dalla pratica di annotare i sogni fatti la notte precedente. Collage di frammenti del passato, memore della poetica dada di un Kurt Schwitters o di un Joseph Cornell, è Free Fall in the Vortex of Time (2004-06): un libro di 120 pagine che ricrea una giornata ideale di 24 ore attraverso ricevute, pezzi di carta, biglietti e cartoline raccolti dall’artista nel corso dei suoi viaggi in paesi lontani. Annotati di appunti e pieni di ricordi personali, questi frammenti sono vergati a penna con un numero a prima vista arbitrario - e ricavato invece da una formula matematica stabilita - a scandire il tempo misterioso della memoria.
Guardando, da un lato, alla lezione di artisti come Bruce Naumann, Gordon Matta-Clarck e Richard Serra e, dall’altro, alle pratiche dell’arte relazionale, Assaël realizza contemporaneamente installazioni ambientali che implicano sottili modificazioni delle strutture architettoniche esistenti: le capsule in vetro piene d’aria inserite in un muro esterno in mattoni a San Casciano dei Bagni (Nyidalur, 2000, opera permanente), che in parte alludono a un tipo di rifugio visitato dall’artista in una zona deserta dell'Islanda; i buchi creati a parete in Senza Titolo (2002), esposto nel 2002 nella collettiva exIT alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino; la rimozione del pavimento da un ambiente del Ferrotel di Pescara (in collaborazione con Jorge Peris, Senza Titolo, 2003) compiuto in occasione di Fuori Uso 2003: Great Expectations, a cura di Charlotte Laubard, Chiara Parisi, Alessandro Rabottini e Marcello Smarrelli. In altri casi l’artista crea ex-novo spazi sottilmente ostili, angusti e pericolosi come la cella frigorifera elettrificata di Vorkuta (2001), esposta nella collettiva Prototipi.01 curata da Stefano Chiodi e Bartolomeo Pietromarchi alla Fondazione Adriano Olivetti di Roma. Arredata con circuiti elettrici ad alta tensione, un tavolo in acciaio e una sedia imbottita con resistenza elettrica, l’opera nasce in seguito a un viaggio in Siberia compiuto dall’artista senza l’aiuto di una mappa e sottende la ricerca di perdita d’orientamento e di controllo. Questa trova nuovamente espressione in The Theory of Homogeneous Turbulence: una stanza elettrificata percorsa da minacciose e ispirata a L’origine dell’opera d’arte di Martin Heidegger (scritto negli anni 30 e pubblicato negli anni 50 nella raccolta "Sentieri interrotti"). L’opera è esposta nella collettiva La Folie di Villa Medici curata da Chiara Parisi all’Accademia di Francia a Roma nel 2002.
L’interesse precipuo per le tecnologie obsolete, le teorie scientifiche eterodosse e per i fenomeni fisici che interagiscono con il corpo umano la porta a ricostruire ambienti o a modificare spazi già esistenti attraverso l’uso controllato di strumentazioni, come circuiti elettrici aperti e potenti convogliatori d’aria, generatori di potenza o vecchi motori. Nascono così Senza Titolo [dielettrico] (2002), esposta nella collettiva Full Contact alla Galleria Civica di Montevergini di Siracusa nel 2002; la stanza frigorifera (Senza Titolo) presentata nel 2003 nella collettiva La Zona curata da Massimiliano Gioni nell’ambito della 50a Biennale di Venezia, che Francesco Bonami intitola Sogni e conflitti. La dittatura dello spettatore. Arredata con suppellettili in ferro “trovati” e di memoria industriale atti a evocare e nello stesso tempo a negare un ambiente domestico, la stanza è investita dai getti d’aria tanto forti da instupidire il visitatore. Per Manifesta 5 a San Sebastian, nel 2004, l’artista colloca invece roboanti motori in un edificio industriale dismesso, riempiendo la stanza di rumore e miasmi di diesel, che rendono difficile ai visitatori stare lì dentro (nel 2010 Mindfall partecipa all’Art Public program di Art 41 Basel). L’intento dell’artista è infatti quello di imporre ai visitatori una reale interazione con l’opera e di esporli alla trasformazione fisica e psicologica di cui questa è capace. In tal senso le installazioni di Assaël si rivelano essere veri e propri ambienti per esperimenti sul comportamento degli esseri umani attraverso la messa a punto di situazioni di pericolo e di disturbo. Volgendo l’esperienza della body art anni 70 dal corpo dell’artista a quello del pubblico, i lavori di Assaël hanno non solo un impatto fisico immediato sui visitatori, ma attivano un processo che continua nella loro memoria. In alcuni casi, questi richiedono la presenza continua di persone che, sotto la direzione dell’artista, compiono ininterrottamente un’attività routinaria (Gabriel, 2003) o, come accade nel 2005 alla 51a Biennale di Venezia, leggano brani sulla fine del mondo e la resa dei conti tratti da libri selezionati dall’artista (The Brightness of the Morning After, 2005). L’associazione tra bellezza e pericolo estremo presente nella poetica di Assaël si rivela compiutamente in Waiting for the Unknown. Invitata da Jessica Morgan, curatrice alla Tate Modern di Londra, a intervenire giovane vulcano Eldfell, sull’isola di Heimaey, in Islanda, Assaël progetta di collocare una notevole quantità di esplosivo all’interno delle sue falde, documentando l’idea attraverso una pubblicazione che presenta al Reykjavìk Art Festival 2005. Il ricordo del vulcano riecheggia nello stesso anno nell’opera omonima presentata al Frieze Art Fair di Londra, composta da un mucchio di polvere di rame. Nello stesso anno l’artista è invitata da Maurizio Cattelan, Massimiliano Gioni e Ali Subitkich alla 4a Biennale di Berlino, dove costringe il pubblico a combattere contro correnti di vento freddo, perdite d’acqua dal soffitto e scintille provocate da cavi elettrici penzoloni su pavimento bagnato (Adesso sto mentendo [The liar paradox]). Per la sua personale Chizhevsky Lessons, organizzata nel 2007 dalla Kunsthalle di Basilea, Assaël sviluppa in cooperazione con l'Elektroenergeticevsky Institute di Mosca un lavoro ispirato alle ricerche dello scienziato russo Alexander Chizhevsky (1897-1964) sull’influenza dell’attività solare e dell’aria ionizzata sugli esseri viventi. Mandato in Siberia per le sue teorie, costruisce un apparecchio capace di pulire l'aria per mezzo dell’elettricità e di rendere la respirazione più facile per i minatori. L’installazione si compone di un generatore di potenza personalizzato, un impianto elettrico, materiale per l’isolamento del pavimento e piastre in rame sospese a mezz’aria, che trasformano una sala di 200 metri quadrati in un gigantesco condensatore di elettricità. I visitatori che entrano in quello spazio ricevono una carica elettrostatica di migliaia di volt, che attraversa i loro corpi a una velocità di ampère molto bassa, elettrizzando abiti e capelli e producendo scintille, e che si scarica solo toccando un oggetto o una persona con carica opposta. Nel 2008 partecipa sia alla 16a Biennale di Sydney (Electrical diagrams, 2008); sia alla 28a Biennale di São Paulo, Living Contact. Con l'Elektroenergeticevsky Institute di Mosca Assaël collabora di nuovo nel 2008-09 per progettare Fomuška: una grande “macchina per i fulmini”, che riempie lo spazio di nuvole cariche elettrostaticamente, producendo fulmini colorati e zigzaganti e trasformando il pubblico nel terminale di un “circuito” che cattura e dissipa energia. L’opera è proposta all’interno dell’omonima mostra itinerante alla Kunsthalle Fridericianum di Kasel, alla Wienner Secession (2009) e al Museion di Bolzano (2010), dov’è è accompagnata, rispettivamente, da: Inner Disorder, due wall drawing della serie Krasnii Oktyabr del 2009 eseguiti a matita, inchiostro nero e xerox su muro, e un'articolazione inicomprensiva dei disegni di queste due serie e di Malogavaritnaya Radioapparatura. S’ispira ancora alla Russia l’installazione Vorkuta (2001/2002/ 2009), esposta nel 2009 nella collettiva Chasing Napoleon al Palais de Tokyo di Parigi, dove l’artista realizza una cella frigorifera arredata con vecchie forniture da ufficio, utilizzando la temperatura sotto zero come un terrificante rievocazione di uno dei peggiori Gulags creati dall’Unione Sovietica in Siberia. Tra le mostre più importanti cui l’artista prende parte nel 2009 si ricordano: The Generational. Younger Than Jesus e After Nature al New Museum di New York; Italics curata a Palazzo Grassi a Venezia da Francesco Bonami. Nel 2010 la Bonnierkonsthall ospita una sua personale. Tra le opera esposte è Maly Semyachek, in cui l’artista conferisce a un mucchio di polvere di rame la forma di un vulcano, che riempie di palle di vetro e illumina con lampade al sodio. La forma e il titolo fanno riferimento al vulcano Maly Semyachek, situato in Russia, nella penisola Kamchatka: un sito con oltre 100 vulcani posto sotto il patrimonio dell’UNESCO. Vive tra Roma e Mosca.



