Maurizio Cattelan
Padova 1960
Non è una questione di mezzi ma di immagini. […] Le immagini hanno la forza di riassumere il presente e magari di trasformarlo in una anticipazione del futuro. […] forse è questo che scandalizza il pubblico, non riconoscersi ancora in quello che vedono. A me delle provocazioni non mi interessa poi granché. Delle reazioni della gente e del pubblico sì, però: un’opera d’arte non è completa senza i commenti, le parole, le idee di chi ci capita davanti. In realtà sono loro che fanno le opere. Io non faccio nulla: senza punti di vista e interpretazioni diverse l’arte non esiste. [Maurizio Cattelan, 2009]
Maurizio Cattelan nasce a Padova il 21 settembre 1960. Autodidatta, dopo aver svolto molteplici lavori – prima come inserviente nelle corsie dell'ospedale a Padova, poi nell'ambito del design e della pubblicità - si dedica alle arti visive esponendo per la prima volta nel 1987 nella collettiva Indagine ’87, curata da Emilio Contini a Palazzo Re Enzo di Bologna. Untitled (1986), costituito da una tela squarciata alla maniera di Lucio Fontana con una grande “Z” di Zorro, nella sua immediatezza comunicativa diventa subito il marchio della futura poetica dell’artista, tesa a evidenziare in chiave ironica e provocatoria dinamiche sociali, politiche ed economiche che dominano la vita contemporanea. Data al 1989 la sua prima personale - corredata da un catalogo autoprodotto, Maurizio Cattelan: biologia delle passioni, con testi non di critici ma di amici - presso le gallerie Fuxia di Verona e Neon di Bologna e la Loggetta Lombardesca di Ravenna, dove, ad attendere il pubblico, è una porta chiusa con il biglietto: "Torno subito". Trasferitosi da Forlì a Milano, è invitato da Renato Barilli a esporre nella collettiva Anni Novanta alla Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna (Stadium 1991). Alle critiche sociali si alternano quelle indirizzate al sistema dell’arte, come testimonia la performance Fondazione Oblomov presentata nel 1992 all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove Cattelan raccoglie 10.000 dollari da assegnare all’artista che si fosse astenuto per un anno dall’esporre. Dal momento che gli artisti selezionati rifiutano di accettare il premio, Cattelan lo incamera e, nel 1993, si trasferisce a New York. Invitato da Achille Bonito Oliva nella sezione Aperto ’93 della 45a Biennale di Venezia, vende il proprio stand a un’agenzia pubblitaria (Lavorare è un brutto mestiere), mentre i lavori realizzati nel 1997 per l’edizione curata da Germano Celant sono iconcepiti come fattori di disturbo alla visione delle opere degli altri artisti con cui Cattelan divide la sala, Enzo Cucchi ed Ettore Spalletti. L'ironia raggiunge la parodia nell'installazione pensata per il Museum of Modern Art di New York nel 1998, dove un mimo mascherato da Pablo Picasso parla con il pubblico del museo. Il passo successivo è l’organizzazione nel 1999, insieme al curatore Jens Hoffmann, di una fantomatica Sesta Biennale dei Caraibi con tanto di budget, tam tam pubblicitario, catalogo e lista degli artisti, che si risolve in una villeggiatura gratis di due settimane per gli invitati e nessuna opera esposta. Nel 1999 partecipa alla collettiva Abracadabra, che riunisce alla Tate Gallery di Londra 15 artisti della scena internazionale portatori di uno spirito ludico e provocatorio (Charlie Don't Surf, 1997). Anche l’eredità culturale con cui la società e il pensiero contemporanei devono fare i conti è oggetto degli strali di Cattelan: dagli ideali rivoluzionari impotenti quanto un cavallo (impagliato) sospeso al soffitto (La ballata di Trotsky) a Giovanni Paolo II abbattuto da un meteorite (La Nona Ora) quale metafora della fine di ogni potere. Presentata nel 2000 nella collettiva Apocalypse. Beauty and Horror in Contemporary Art alla Royal Academy di Londra, l’opera è poi esposta nel 2001 alla 49a Biennale di Venezia. Quale evento collaterale della medesima kermesse Cattelan colloca sopra la discarica di Bellolampo a Palermo la riproduzione della scritta Hollywood, che campeggia sulla collina di Los Angeles. Altra opera-cardine è Him, raffigurante un bambino inginocchiato in preghiera, visto di spalle, che ha il volto di Hitler (2001, Stefan T. Edlis Collection, Chicago). Nel 2001 fonda insieme a Massimiliano Gioni e Ali Subotnick la rivista “Charley”, tesa a dare spazio agli outsider del sistema dell’arte, e nel 2003 il mensile “Permanent Food” con Dominique Gonzales-Foester e Paola Manfrin. Con Gioni e Subotnick apre nel 2002 a Chelsea anche un piccolo spazio-vetrina, The Wrong Gallery (che a fine 2005 riapre presso la Tate Modern di Londra); cura nel 2004 la collettiva Yesterday Begins Tomorrow, che raccoglie alla Deste Foundation Centre for Contemporary Art di Atene opere provenienti dalla collezione di Dakis Joannou cadute in disgrazia nel gusto del loro mecenate; e nel 2005 la 4a Biennale di Berlino, Uomini e topi. Il conferimento nel 2004 della laurea ad honorem in Sociologia dell'Universit di Trento si risolve in un nuovo sberleffo al mondo paludato delle istituzioni con l'installazione Un asino tra i dottori. I tre bambini-fantoccio impiccati, tra lo scandalo generale, in piazza XXIV Maggio a Milano nel 2004 evidenziano uno dei temi più ricorrenti della ricerca dell’artista, quello della morte e della caducità della vita, rivelando più di un punto di contatto con la lezione di Gino De Dominicis (Ancona 1947 - Roma 1998), come suggerisce Dog Skeleton with Le Monde (1997, Stefan T. Edlis Collection, Chicago). Presente a livello sia contenutistico sia linguistico nell’uso stesso della tassidermia, il tema della morte domina nel 2007 la personale tenuta dall'artista a Bregenz, dove espone - insieme ad altri lavori - 9 morti coperti da un lenzuolo, scolpiti in marmo e allineati sul pavimento (All, Collezione François Pinault) e una ragazza appesa allo stipite superiore di una porta della Kunsthaus (Untitled, Bramen Collection) la cui icda un autoritratto fotografico dell’artista Francesca Woodman (suicida nel 1981 a 22 anni). Nel 2008, oltre ad esspere presente alla 16a Biennale di Sidney (Novecento, 1997), vince il Premio alla carriera della 15a Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma, ma a ritirare il premio, l’anno successivo, manda il cantante Elio delle Storie Tese. La sua irriverente messa in discussione di convezioni morali e religiose trova il riconoscimento dei maggiori musei del mondo, a partire dalla Solomon R. Guggenheim Foundation, che acquisisce La Rivoluzione siamo noi (2000), caratterizzata –come molti altri lavori di Cattelan– dall’effigie dell’artista, questa volta appesa al gancio di un appendiabito di design firmato Marcel Breuer e vestita come Joseph Beuys nell’azione Isolation Unit del 1971. Seguono il Metropolitan Museum of Art di New York (Don't Forget to Call Your Mother, 2001, fotografia); il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam (Untitled, 2002) e la Tate di Londra, che nel 2007 lo invita a realizzare una serie di interventi negli spazi espositivi della collezione storica (Ave Maria). La seconda grande personale americana, dopo quella del 2003 al MOCA di Los Angeles, s’inaugura nel 2009 alla The Menil Collection di Houston. Tra le opere esposte si ricordano: Drummer boy (Rachofksy Collection, Dallas) e Noi (2009), in cui raffigura se stesso sul letto di morte, facendo eco al finto documentario È morto Cattelan! Evviva Cattelan! realizzato nel 2006 da Marco Penso ed Elena Del Drago. Già molto chiacchierata è la sua presenza alla prossima14a Biennale Internazionale di Scultura di Carrara dove, non potendo sostituite la statua di Giuseppe Mazzini con quella di Bettino Craxi, l'artista opta alla fine per la costruzione di un monumento funebre in stile liberty all’ex leader socialista davanti al Cimitero di Marcognano (2010). Desta analogamente polemiche la personale attesa in Palazzo Reale a Milano, in occasione della quale l'artista vorrebbe esporre in Piazza Affari un gigantesco dito medio. Vive e lavora tra New York e Milano.
Untitiled
2008
| Materiali | gomma poliuretanica, fibra di |
| Altezza: | cm. 240.00 |
| Larghezza: | cm. 140.00 |
| Profonditá: | cm. 58.00 |
MADRENALINA | Starring Maurizio Cattelan
Tutti i gol di Cavani, Lavezzi & Company come non li avete ancora mai visti. Si ringrazia Sky Italia.

Maurizio Cattelan 

