Johnnie Shand Kydd
London 1959
For me, London is still, in Ezra Pound's phrase, "that old bitch gone in the teeth," a city that, despite its ersatz finery, I love. (Johnnie Shand Kydd, 1997)
Nasce a Londra nel 1959 da Janet Munro Kerr, antiquaria e appassionata fotografa di piante, e Peter, uomo d’affari, che nel 1962 avvia un allevamento di pecore in Australia. Qui la famiglia si trasferisce fino alla fine degli anni sessanta, per poi tornare in Inghilterra. In seguito al divorzio dei genitori e al matrimonio del padre con Frances Viscountess di Althorp (1969), Shand Kydd diviene cugino di secondo grado di Lady Diana Spencer. Aristocratico partyman e mondano intellettuale, studia all’università arte quel tanto che basta per decidere che quella non sarebbe stata la sua strada. Sin dagli anni dell’infanzia, infatti, la sua educazione si forma attraverso la frequentazione di personaggi come gli antiquari David Ball e Norman Kelvin, il fotografo di teatro Angus McBean, il coreografo Frederick Ashton, il ristoratore Robert Carrier, il compositore Benjamin Britten e il tenore Peter Pears. Per 13 anni lavora presso la Fine Art Society, specializzata in arte del XIX secolo, prima a Edimburgo, poi nella sede londinese di Bond Street, in qualità di direttore. Dopo aver organizzato nel 1995, negli spazi espositivi della società, una grande mostra in ricordo di Leigh Bowery - artista, performer, disegnatore di moda, musicista e modello prediletto di Lucian Freud, morto di Aids quello stesso anno - Shand Kydd si dimette. Dopo un lungo viaggio in India e un soggiorno in Italia, inizia a dedicarsi alla fotografia con una Instamatic, seguendo i gesti quotidiani e straordinari sia di personaggi noti sia di gente comune. Soprattutto, ispirandosi al libro fotografico di Ghene Snowdon, Private View, dedicato alla scena artistica degli anni sessanta (testo di David Sylvester), ritrae artisti appartenenti alla propria cerchia di amicizie: Damien Hirst e Tracey Emin, Sarah Lucas, Sam Taylor Wood, Jake e Dinos Chapmann, partecipando attivamente come fotografo e osservatore alla crescita e all'affermazione della scandalosa e irriverente Young British Art degli anni '90. In un rigoroso bianco e nero racconta, a volte accidentalmente, a volte in un consapevole gioco con l'obiettivo, i volti familiari di amici famosi mentre lavorano nei loro atelier, ballano ai party o si ubriacano, scherzano, si baciano, firmano autografi. Il suo sguardo informale e complice acquista notorietà nel 1997 con la pubblicazione del volume Spitfire (Thames and Hudson e Violette Editions), che lo trasforma in biografo visivo del frenetico mondo dell’arte contemporanea, tanto che Charles Saatchi gli commissiona le fotografie per il catalogo della mostra Sensation ospitata quello stesso anno alla Royal Academy di Londra. Da questo portfolio la National Portrait Gallery acquista ben 42 stampe attraverso il gallerista Sadie Coles. Parallelamente a questo eccezionale reportage delle popstar dell’arte britannica, inizia a realizzare fotografie nell’isola greca di Hydra, a Napoli e Beirut. Nel maggio 2004 la stessa Royal Academy organizza una sua mostra personale. Risale al 2006 il secondo libro fotografico di Shand Kydd, Crash, introdotto dall’attrice Tilda Swinton. Il volume, che offre una sorprendente e inedita raccolta di circa duecento pose, documenta a distanza di quasi dieci anni i medesimi artisti raffigurati nel 1996-97, approfondendo e affinando sia il tema sia la tecnica del ritratto con un approccio diretto e sicuro, con la confidenza e la naturalezza collaborativa dei soggetti protagonisti, tra i quali sono nomi noti dell’ambiente artistico internazionale, come Gilbert & George, Douglas Gordon, Anish Kapoor, Anselm Kiefer, Jeff Koons, Marc Quinn, Jenny Saville, David LaChapelle, Wolfgang Tillmans, Jeff Wall, Rachel Whiteread, Francesco Clemente, Chris Ofili, Gabriel Orozco, Juergen Teller, Luigi Ontani, Maurizio Cattelan. (Damiani). Accanto ai ritratti nascono negli ultimi anni commissioni provenienti dal mondo della moda e della pubblicità per riviste come L'Uomo Vogue e Interview. Per quest'ultima Shand Kydd realizza la fotografia di copertina con il ritratto nudo dell’attore Paul Bettany, nominato Man Of The Year al Glamour Awards del 2006 per l'interpretazione del monaco albino Silas nel film di Ron Howard The Da Vinci Code.

Johnnie Shand Kydd. Siren City 














