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Works
Valeria Corvino

 

Valeria Corvino

 

Napoli 1953

 

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ITA

Conoscere le tappe della formazione di un artista è importante per capire il tragitto che Egli ha compiuto per giungere a delineare il suo personale linguaggio artistico. Nel caso di Valeria Corvino, particolarmente, questo significa operare un percorso a ritroso per apprendere cosa ha stimolato in lei la casualità di certi incontri e quali necessità l’hanno spinta ad espandere la propria conoscenza, a raffinare le sue inclinazioni, e ad educare costantemente il suo talento. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti “alla scuola” di maestri quali Gianni Pisani, Armando De Stefano, Gerardo Di Fiore e Franco Mancini, l’artista, per poter approfondire lo studio sull’immagine partendo da un’analisi della forma nella sua accezione più naturale, decide di avvicinarsi alla fotografia seguendo un corso diretto da Mimmo Iodice, maestro indiscusso di fotografia artistica. Dal confronto tra le due tecniche (pittura e fotografia) l’artista giunge così a perfezionare la sua già innata propensione verso l’equilibrio (tra il dato reale e la sua rappresentazione, tra forma e materia, tra estetica e contenuto, tra classicismo e modernità) derivando dall’applicazione delle regole dei rispettivi processi artistici, un suo personale alfabeto stilistico che, pur declinandosi oggi in più di una disciplina (pittura ad olio su tela, tecnica mista su carta, disegno, incisione), si dimostra sempre fedele ad alcuni, ma rigorosi, principi formali ed estetici. I suoi lavori, infatti, costruiti su un sapiente utilizzo di luce e colore e sull’armoniosa alternanza tra linee e volumi, appaiono accomunati dalla spasmodica ricerca di un canone tutto nuovo di “grazia”. Lo scopo della sua ricerca artistica è quello di assorbire il mito, distillare alle sue classiche rappresentazioni una linfa vitale rinnovata, e attualizzarlo per renderlo quanto più vicino alla contemporaneità. E infatti, iconografie note della storia dell’arte italiana (come “Endimione”, “Daphne”, “Perseo”, “Dioscuro”) ritrovano, una volta resuscitate nelle mani dell’artista, una nuova vitalità e un inedito vigore.
L’apparente carattere “ipermanierista” che connota il suo tratto,e che, volutamente, tradisce le fonti ispiratrici dei suoi dipinti, non va confuso con puro citazionismo, ne’ è assimilabile a tendenze conservatrici, poiché il legame dell’artista con la tradizione non è nostalgico o, peggio, reazionario, quanto, piuttosto, meditatamente dialettico e stilisticamente innovativo. L’adesione della Corvino a certi valori formali costituisce, perciò, e soltanto, la sua personale verifica della continuità tra passato e presente ed il suo espediente per riportare alla attualità la giusta, e spesso perduta, armonia. Di qui, la sua capacità di interpretare, in chiave attuale e, perciò, modernissima e, per molti versi, fortemente concettuale e simbolica, icone del “mito”, conferendo, però, nuovi significati alla ritualità di certe pose. Attraverso un atto di riconciliazione tra gli stilemi dell’eredità storica e le allusioni proprie dell’estetica moderna, l’artista opera un adeguato risarcimento della Bellezza, che nelle sue opere si traduce in rinnovato elogio alla Proporzione, non dissociate, l’una e l’altra, da originale, e personalissima, Reinterpretazione.
Gioia Mori
 

 

 

 

works
Valeria Corvino, M.D.P. "43" (2012) M.D.P. "43"

2012

Height: cm. 100.00
Width: cm. 180.00