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Works
Bianco-Valente

 

Bianco-Valente

 

Napoli 1994

 

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Ci piacciono le immagini elettroniche, il loro povero potere risolutivo, la loro natura che le genera evanescenti e non durature. Ci piace la loro similitudine con le immagini mentali che noi percepiamo come chiare e definite da qualche parte nella nostra mente, mentre non sono altro che il momentaneo ricomporsi di oscuri ed íperframmentati codici biochimici. [Bianco-Valente, 1998]



Giovanna Bianco (Latronico, Potenza, 1962) e Pino Valente (Napoli, 1967) s’incontrano a Napoli alla fine del 1993. Coppia nella vita e nell’arte, iniziano a lavorare insieme nel 1994. Nonostante siano autodidatti nel campo delle arti audiovisive, scelgono il video e la sua installazione nell’ambiente come forma privilegiata di espressione, per ricreare attraverso la qualità instabile ed evanescente delle immagini elettroniche l’attività invisibile del pensiero, in cui s’intrecciano percezione, sensazione, memoria e tempo. R.E.M. (ed. in 5 copie, una è conservata presso il Museo Laboratorio, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Roma) s’intitola infatti una dello loro prime opere, seguita da Mind Landscape (1996) e Deep in my mind (1997). Dai video realizzati i due artisti traggono presto still, trattati digitalmente e stampati su tela o pvc, ai quali si aggiungono installazioni computer based e disegni digitali, che portano il duo all'attenzione della critica più sensibile all'uso dei nuovi media, come testimonia la collettiva Time Code curata a Milano da Alessandra Galletta. L’anno successivo sono tra i 53 artisti selezionati da Renato Barilli per rappresentare la migliore giovane ricerca artistica italiana nella collettiva Officina Italia alla Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna. Il coinvolgimento dello spazio reale diventa un fattore determinante nella videoinstallazione Welcome X del 1998, in cui immagini liquide di matrice organica e un irriconoscibile spazio naturale modificato cromaticamente si fondono con la colonna sonora affidata al gruppo partenopeo 24 Grana. Muovono verso lo scandaglio di profondità lontane - dalla scala microscopica della fisica subatomica a quella macroscopica dell’influsso dei pianeti e dei movimenti cosmici - The whole nothing I am (1998), realizzata negli antichi ipogei di Napoli e costituita da un palloncino sospeso nell'oscurità su cui è proiettata un'immagine astrale, e la videoinstallazione concepita per Palazzo delle Papesse a Siena nel 2000 nell’ambito del progetto Atlantide: sorta di discesa agli inferi attraverso la rete degli antichi acquedotti del sottosuolo senese. Datano allo stesso anno le collettive Futurama, curata da Bruno Corà, Raffaele Gavarro e Marco Meneguzzo al Museo Pecci di Prato, e Castelli in aria, curata da Angela Tecce a Castel Sant'Elmo a Napoli; nonché la prima personale del duo presso la galleria Alfonso Artico, sempre a Napoli. Nonostante il soggetto delle immagini sia sempre più esplicitamente organico e la tecnologia sofisticata, la ricerca di Bianco-Valente rimane distante dall'estetica postorganica - legata al corpo come macchina bionica e cibernetica - incentrandosi piuttosto sull’attività cerebrale quale essenza della “reale esistenza” umana e su tutta quella somma di esperienze "vissute" che costituisce “il nostro bagaglio soffice”: una rete di connessioni sinaptiche e movimenti neuronali, che prende corpo elettronico nella videoinstallazione Home, soft immaterial home (2000). La loro indagine sulla sensorialità non esita a confrontarsi nemmeno con gli stati alterati della mente indotti dall’assunzione di stupefacenti, che è il tema precipuo del video Altered State (2001), composto da riprese, in rapida sequenza, di frasi tratte dai diari di Alfred Hoffman, scopritore dell’ LSD. Spesso immagini molto elaborate convivono con soluzioni decisamente low tech, come accade in Unità minima di senso (2002): un sottile nastro di carta di 1 km scritto e disegnato a due mani come un lungo stream of consciousness. Il video successivo, Machine is dreaming (2001), segna il passaggio della loro ricerca dal rapporto corpo-mente a quello naturale-artificiale, ricreando un brusio simile al rumore del mare. Contemporaneamente, espongono nella collettiva Media Connection, curata da Gianni Romano a Palazzo delle Esposizioni a Roma. Dal 2002 in grande lightbox della serie R.E.M. fa parte delle installazioni permanenti della metropolitana di Napoli, stazione Rione Alto. Nel 2003 sono invitati da Giancarlo Maraniello a Napoli Anno Zero. Qui e ora in Castel Sant'Elmo a Napoli (Volatile, 2001) e nel 2004 da Achille Bonito Oliva nella rassegna Le opere e i giorni: La Vanitas alla Certosa di Padula. La formazione dei suoni nella corteccia cerebrale e il loro mescolarsi e confondersi con le pulsazioni audio sintetizzate e campionate al computer è al centro della collaborazione con il musicista napoletano Mass (Mario Masullo), che sfocia nel progetto audiovideo Self Organizing Structures, presentato in anteprima a Sonarsound - RomaEuropa festival 2003. Seguono le performance live al 48° Festival di Musica Contemporanea di Venezia (2004), nella rassegna Advanced Music and Multimedia Arts al MACBA di Barcellona (Sonar, 2004) e a Vigna S. Martino in occasione di Biennale Off. Biennale dei giovani artisti dell'Europa e del Mediterraneo curata da Gigiotto Del Vecchio (2005). Firmano nel 2005 la copertina di “Exibart.onpaper” (n. 21) e iniziano a collaborare con la galleria romana VM21artecontemporanea, per la quale, a partire da disegni tratteggiati al computer, realizzano Relational Domain, che s’ispira alle rotte aeronautiche per creare una sorta di “mappa della memoria” disegnata dall’interazione tra sistema nervoso, corpo e contesto. Il progetto è riproposto dalla galleria a Paris Photo 2007, dove concorre al prestigioso Prix Bmw, rientrando tra le 16 opere finaliste.
Dopo la mostra Tomorrow Now. La linea sottile, logiche dell'invisibile alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (2005), prendono parte nel 2006 al progetto Nokia/ Connection to Art con il video Aria, ispirato a una poesia di Alda Merini e presentato alla Triennale di Milano nella mostra Artesto, ideata da Lorella Scacco e Marianne Viglione per trasformare il telefono cellulare in uno strumento di sperimentazione per gli artisti. Già presenti nella collettiva Vesuvius, curata da Gigiotto Del Vecchio prima presso la Fabbrica 798 a Beijing, in Cina (2006), poi al Moderna Museet di Stoccolma (2007), nel 2008 espongono al Pan di Napoli nella collettiva Camera con vista, curata da Adriana Rispoli ed Eugenio Viola e incentrata sulla videoarte della scena partenopea (nel 2009 la mostra viaggia all’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado). Sempre nel 2008, per la cura di Emma Zanella e Vittoria Broggini, la Galleria d’Arte Moderna di Gallarate organizza la prima antologica di Bianco-Valente, dov’è esposta una nuova opera ambientale concepita appositamente per il museo, The Effort to Recompose my Complexity, realizzata utilizzando disegni di tessuti neuronali elaborati al computer, riprodotti in bianco e nero e incollati a parete, sulla quale gli artisti sono poi intervenuti, congiungendo con linee a grafite i vari elementi. Nel 2009 vincono il concorso indetto dal Comune di Portici per un’installazione da destinarsi al parco di Villa Mascolo. Intitolato Frequenza fondamentale, il progetto utilizza i dati sulle variazioni di stato del Vesuvio rilevati dall’Osservatorio Vesuviano, per modulare in tempo reale lo scenario sonoro da diffondere nel parco mediante un sistema audio surround di 50 altoparlanti da giardino (in fase di ultimazione). Oltre all’installazione sonora è prevista la costruzione di una scultura in acciaio e cavi elettroluminescenti tesa a immettere il sito in un sistema di relazioni complesse tra cielo e terra. Lo stesso che la meccanica quantistica ha tracciato con la “teoria delle stringhe”, cui s’ispira il recente progetto per un DVD da realizzare con Mass. Per Arte in transito. Paesaggio urbano e arte contemporanea, organizzato nel 2009 dagli Incontri Internazionali d’Arte, mettono a punto con la collaborazione dello studio d’architettura AlefProgetti, l’installazione Relational: una rete irregolare di cavi elettroluminescenti con la quale avvolgono l’edificio razionalista dell’ex Biblioteca provinciale di Potenza (inagibile dopo il sisma del 1980), con l’intento di reinserirlo nelle dinamiche architettoniche e sociali della città. Il medesimo progetto è riproposto l’anno dopo nella collettiva Barock nel cortile interno del museo Madre a Napoli. Nel 2010, in occasione dell’inaugurazione del MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, partecipano al progetto NETinSPACE, a cura di Elena Giulia Rossi (zona ascensore). Vivono e lavorano a Napoli.
 

 

 

 

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Height: cm. 29.00
Width: cm. 29.00
Bianco-Valente, Relational (2009) Relational

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