DonnaRegina Foundation Naples Italy | Italiano | Regione Campania | campania>artecard | Credits | Contact Us
Works
Philippe Parreno

 

Philippe Parreno

 

Oran 1964

 

Back

 

ENG
We apologize, but the translation of this page is still not avaible.



ITA

La realtà è manipolabile e costantemente manipolata. Dire "abbastanza reale" significa impegnarsi nel processo di ricreazione, reinvenzione del reale. Ma questo progetto preciso era imperniato su una decodificazione d'immagini, sull'analisi dell'effetto che queste hanno su di noi. Oggigiorno ne ho conservato l'idea che non ci sia una differenza fondamentale tra reale, immagine e commento. Cerco spazi-tempo dove questi tre elementi possono essere appresi simultaneamente. [Philippe Parreno, in Virtualité réelle, "Art Press", Paris, n. 208, décembre 1995, p. 42]

Formatosi nel momento della grande transizione dall’elettronico al digitale, dal montaggio alla manipolazione, il francese d’origine algerina Philippe Parreno è l’incarnazione del video artista contemporaneo, consapevole di muoversi nell’ambito di una cultura e di una realtà dalla fisica complessa, molteplice, stratificata e reticolare. La sua ricerca, avviata tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, si rivolge primariamente alla natura dell’immagine e ai modi in cui questa di manifesta, come testimoniano i video: No More Reality (1991, Collection Centre Georges Pompidou, Parigi), che riflette sui rapporti tra arte e politica, e Snaking (1992, Collection Centre Georges Pompidou, Parigi) realizzato insieme a Pierre Joseph, che attraverso il modello pubblicitario del videoclip compie una rappresentazione dei rapporti sociali, “rompendo” con l’immaginario engagé degli anni 60-70. Muovendosi nella zona grigia tra preproduzione, produzione e postproduzione, il procedimento artistico messo in atto da Parreno spinge ai limiti il concetto di paternità e originalità dell’opera, anche perché si basa da subito sulla collaborazione. Nel 1997, nella forma di un magazine uscito in un unico numero, fa la sua prima apparizione il personaggio di Anna Sanders: un’identità fittizia destinata a rimanere invisibile e a rivelarsi solo attraverso le proprie “azioni”, costituendosi nel 1998 in una società di produzione cinematografica, creata da Charles de Meaux, Pierre Huyghe, Parreno e l’association de diffusion de l’art contemporain (X. Douroux, F. Gautherot), cui si è unita anche l’artista Dominique Gonzalez Foerster. Anche in questo nuovo ruolo Anna Sanders si rivela unicamente attraverso le opere che sceglie di produrre, ma il suo carattere invisibile e fantasmatico introduce, alla rovescia, il tema della rappresentazione e, dunque, il rapporto ibrido e complesso tra realtà e finzione, tra esperienza e spettacolo, quale territorio di ricerca centrale e comune del lavoro sia di Parreno sia di Huyghe. Diversamente, No Ghost Just A Shell [non un fantasma, solo una conchiglia], è l’immagine di un personaggio Manga privo di identità e storia, perché destinato a ruoli di secondo piano e a un’esistenza breve, che i due artisti trasformano da oggetto di consumo in oggetto catalizzatore di esperienze, segno mobile e disponibile a un’esperienza plurale. Dopo averne acquistato dalla ditta giapponese Kworks i diritti, Parreno e Huyghe realizzano una video-animazione (Anywhere out of the World, 2000, courtesy Friedrich Petzel Gallery, New York; Schipper & Krome, Berlino; Galerie Air de Paris, Parigi) e sviluppano un progetto collettivo coinvolgendo, tra il 1999 e il 2003, artisti e scrittori interessati a dare un futuro alla giovane donna senza qualità e senza destino del fumetto. Ann Lee diviene così il perfetto esempio di come la finzione possa generare la realtà e come quest’ultima non possa oggi essere immune dalla finzione, in un mondo dove i confini tra le due istanze sono fluidi e reversibili. Il lavoro successivo, Credits (1999), ispirato alle teorie esposte da Pier Paolo Pasolini in Empirismo Eretico (1972), nasce da un lavoro d’indagine sul territorio di Grenoble e, in particolare, sulle “zone a prioritario sviluppo urbano”, ricomponendo l'immagine della città attraverso i molteplici punti di vista delle persone che lo abitano, i quali l’artista armonizza in un unico grande “insieme” di sguardi, per restituire la realtà del territorio in tutta la sua complessità. Sono parte integrante della ricerca di Parreno sia il lavoro su materiali preesistenti, che egli arricchisce con propri interventi di natura narrativa o concettuale, sia l'attenzione data alla “definizione” della forma, da intendersi tanto come formulazione finale sia come risoluzione qualitativa. Esemplare è, in questo senso, la video installazione El sueño de una cosa (2001, stampa a getto d’inchiostro, The Museum of Modern Art, New York; video installazione, edizione in 4 esemplari, due conservate, rispettivamente, al Centre Georges Pompidou, Parigi e al Guggenheim Museum, New York). Il film in 35mm, riproducente in alta definizione paesaggi norvegesi da cartolina, è proiettato, con l’accompagnamento sonoro di Edgar Varèse, su 5 pannelli bianchi, che replicano i White Paintings di Robert Rauschenberg (1951), ricreando nei 4 minuti e 33 secondi di silenzio che ne precedono l’inizio la memoria della nota composizione di John Cage del 1952 (in parte ispirata agli stessi dipinti di Rauschenberg). Concepito per essere proiettato nei cinema svedesi tra la pubblicità e i film in cartellone, l’opera s’intromette nel mondo del commercio e dell’intrattenimento come un alieno. Questo processo di modellazione e ricreazione infinita dell'immagine teso tra i poli opposti del ready-made (ossia del “già dato” e del “già fatto”) e del grado zero del linguaggio è alla base anche della sperimentazione di Parreno nel campo del design e dell’architettura, testimoniata sin dal 2001 dal prototipo di lampada realizzato con Pierre Huyghe e la società di design M/M (Michael Amzalag e Mathias Augustyniak), presentato alla 49a Biennale di Venezia: un elemento organico bianco lucido, simile a un grande uovo, occupato al centro da una seduta per sei persone disegnata da Elsie Crawford nel 1972. Segue nel 2002 il progetto, compiuto in collaborazione con gli stessi artisti e con il coordinamento di Anna-Lena Vaney, dell’arredamento di un locale esclusivo di proprietà di Thierry Costes a Parigi. Visivamente legato agli ambienti degli anni 70, il Café Etienne Marcel è concepito in termini di "tempo e luce", affinché il suo aspetto cambi nei tre diversi momenti della giornata, mattina, pomeriggio e sera. È caratterizzato da grandi sedie bianche disegnate da Douglas Deeds nel 1971, elementi in fibra di vetro, lampade dai lunghi cavi ed esili tavolini ripiani deformati di diverso colore e dalle gambe “impazzite”. Alle pareti superfici grafiche ad elementi geometrici che si espandono ad onde e, a completare l’opera, un juke-box elettronico di 2002 tracce scelte appositamente dagli artisti e selezionabili da un touch screen. Il risultato è una spazialità sensibile e un’atmosfera da film di fantascienza, da Fahrenheit 451 di François Truffaut (1966) alle invenzioni tecnico-organiche concepite da David Cronenberg in eXistenZ (1999). Eppure, il rivestimento della facciata è ricostruito rispettando il vecchio disegno del locale, così come è ben leggibile, attraverso la scelta dei colori, la sua originaria suddivisione in tre zone distinte. Questo modo di concepire il proprio lavoro come qualcosa che può cambiare a secondo del luogo e del tempo è alla base, precipuamente, della personale The Sky of The Seven Colors, allestita nel 2003 al CCA Kitakyushu, in Giappone (dove l’artista è per un mese professore del Research Program) concepita senza alcun elemento permanente, affinché possa trasformarsi più volte nel corso della sua durata. Tra i lungometraggi prodotti dalla Anna Sanders Film è, nel 2003, The Boy from Mars dove, sulla scorta delle musica blues di Devendra Banhart, l’artista mette in scena un “tempo spazializzato”, reso solamente attraverso il lento e ripetuto modificarsi della luce sul paesaggio esotico. Nonostante il titolo da science fiction, protagonista del film è un capannone situato in una località rurale del Sudest Asiatico. Si chiama Hybrid muscle ed è stato concepito da Parreno stesso nel 2001 come parte di un utopistico progetto d’arte, The Land: un villaggio da costruire a Chan Mai, vicino Sanpatong, nel Nord della Thailandia, dove Rirkrit Tiravanija lo ha invitato a partecipare, in collaborazione con l’università locale, alla progettazione di un luogo in cui vivere e creare. Hybrid muscle è realizzato, appositamente, per l’approvvigionamento elettrico di The Land ed è firmato dall’architetto francese François Roche. La stretta interdipendenza tra il film e l’architettura che gli fa da scenario sottolinea il carattere relazionale di tutta l’operazione artistica, che coinvolge competenze diverse per porsi come dispositivo di rapporti sociali all’interno della comunità di quel territorio. Tutta l’operazione rende chiaro quanto e in che modo la poetica di Parreno s’inserisca nell’ambito dell’estetica relazionale, termine coniato per la prima volta da Nicolas Bourriaud nel 1996 per indicare un’arte in cui ciò che è importante non è tanto la realizzazione dell’opera, quanto la motivazione che ispira il progetto e le reazioni che questo innesca nel pubblico coinvolto. Straordinario documentario d’arte audiovisiva, in bilico fra operazione concettuale e agiografia di un mito contemporaneo è il lungometraggio Zidane, un portrait du 21e siècle, diretto da Parreno e l’artista scozzese Douglas Gordon (tra i produttori associati è la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino). Nominato ai Cesar Awards e premiato fuori concorso al Cannes Film Festival 2006, il film è distribuito dalla Universal International. S’ispira a Football As Never Before (1970) del regista tedesco Hellmuth Costard, dedicato al leggendario George Best del Manchester United e girato con 8 telecamera 16mm per seguire il footballer in tempo reale durante un’intera partita contro il Coventry City. Analogamente, l’opera racconta l’intero svolgimento, dal calcio d’inizio al fischio finale, della partita del campionato spagnolo fra Real Madrid e Villareal, che ha avuto luogo nell’imponente stadio del Santiago Bernabeu sabato 23 aprile 2005 e che è terminata con l’espulsione del capitano della nazionale francese e la sua uscita dal campo tra gli applausi del pubblico. Giocando con la durata reale dell’evento (90 minuti), il film pedina con 17 telecamere 35mm ad alta risoluzione, dirette da Darius Khondj, ogni singolo movimento di Zinédine Zidane. A tessere fra loro i differenti punti di vista è l’elemento sonoro, capace di cogliere persino il rumore dei passi sull’erba del giocatore e la tensione dark di Black Spider e Black Spider 2 dei Mogwai, che riecheggia ad apertura e chiusura della colonna sonora preannunciando l’esito inatteso e incredibile di quell’ultima partita del giocatore che aveva portato la Francia a vincere i Mondiali nel 1998. Trasformando in performativo e teatrale il gesto dell'artista di tessere insieme tra loro differenti prospettive ed esperienze, nel 2007, con il critico d’arte Hans Urich Obrist, Parreno mette in scena all’Opera House Il Tempo del Postino nell’ambito del Manchester International Festival. Nata come esposizione di gruppo portata in scena sotto forma di opera lirica, la pièce vede la partecipazione, al posto di attori e ballerini, di artisti di fama mondiale, come Matthew Barney e Jonathan Bepler, Tacita Dean, Trisha Donnelly, Olafur Eliasson, Liam Gillick, Douglas Gordon, Carsten Höller e Tino Sehgal. L'universo di questa prima ed unica rappresentazione è ricostruita dal duo M/M nel libro Live Recorded Delay – An Archive of “Il Tempo del Postino”, attraverso testi critici, interventi di grafica e fotografie (Stenberg Press, 2009). Sempre nel 2007 Parreno partecipa alla collettiva Comic Abstraction, tesa a investigare nuove chiavi di lettura nei rapporti fra fumetto e arte contemporanea, con una piccola folla di “nuvolette” da fumetto in poliestere, gonfiata di elio, che preme contro il soffitto del Museum of Modern Art di New York. Un suo contributo sulla cultura digitale è pubblicato nel volume Sound Unbound: Sampling Digital Music and Culture (The MIT Press, 2008) a cura di Paul D. Miller a.k.a. DJ Spooky, e un suo articolo compare nell’estate del 2009 sul primo numero della rivista Above. Dopo due anni dalla "prima", Parreno e Obrist, insieme ad Anri Sala e Rirkrit Tiravanija, portano il concept de Il tempo del Postino ad Art|40|Basel. La versione svizzera propone sul palcoscenico rappresentazioni consecutive dei lavori con l'obiettivo di occupare il tempo anziché lo spazio attraverso l'arte. Ognuno dei 20 artisti (tra questi: Thomas Demand, Fischli e Weiss, Doug Aitken, Trisha Donnelly, Dominique Gonzalez-Foerster, Pierre Huyghe, Koo Jeong-A) presenta una pièce di diversa lunghezza sotto il coordinamento di Ludovic Balland, che cura il design dello spettacolo al posto di Peter Saville. Contemporaneamente, il Kunstmuseum di Zurigo, il Centre Georges Pompidou di Parigi e l’Imm di Dublino dedicano all’artista ampie mostre antologiche. In occasione della mostra parigina Parreno crea in collaborazione con l’illustratore Americano Johan Olander il libro per bambini Parade?: una parasta di 16 mostri presentati, illustrati e descritti dai due artisti sotto forma di una favola scritta dall’artista. Nello stesso anno, il progetto The Game (Hybrid Muscle + Boy from Mars) ideato da Philippe Parreno e dallo Studio di architettura R&Sie(n) (Francois Roche e Stephanie Lavaux) ottiene alla Triennale di Milano il premio P.A.A.L.M.A. Artista + Architetto promosso da La Marrana Arteambientale, che ha come obiettivo la valorizzazione di progetti realizzati che nascono dalla stretta interazione tra artisti ed architetti. Nel 2010 il Festival di Locarno presenta in anteprima mondiale le prime immagini del suo nuovo lungometraggio, The Invisible Boy, proponendo, per l’occasione, una selezione di cortometraggi dell’artista e la proiezione di Zidane, un portrait du 21e siècle. Vive e lavora a Parigi.
 

 

 

 

Literature
zoom
Philippe Parreno
Christine Macel
Karen Marta
Hans Ulrich Obrist

SWITZERLAND Zurich - 2009
JRP|Ringier
zoom
Parade?
Johan Olander
Philippe Parreno
Karen Marta

FRANCE Paris - 2009
Editions du Centre Pompidou
zoom
Philippe Parreno: Speech Bubbles
Philippe Parreno
FRANCE Dijon - 2001
Les Presse Du Reel
zoom
Hans Ulrich Obrist & Philippe Parreno: The Conversation Series
Hans Ulrich Obrist
Philippe Parreno

GERMANY Koln - 2008
Walther König
works
Philippe Parreno, Fraught Times: For Eleven Months of the Year it's an Artwork and in December it's Christmas (October) (2008) Fraught Times: For Eleven Months of the Year it's an Artwork

2008

Materials cast alluminium, paint, musical
Height: cm. 272.00
Width: cm. 205.00
Philippe Parreno, Puppets (2009) Puppets

2009

Measurement: Variable Dimensions
At MADRE
Extra content

LITERATURE