Sislej Xhafa
Peja (Kosovo) 1970

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Uso la creatività per esaminare e sfidare le istituzioni, l'economia, il turismo, i collegamenti geografici, la legalità forzata e l'illegalità imposta [….] Sono un ribelle semplice. A volte, essere radicale è semplice come bere un bicchier d'acqua e dormire. L'azione involontaria è sublime ed è sufficiente… In realtà, offro una visione di maggior rassicurazione per il futuro dell’Europa, la cui nuova identità dovrà considerare l’arrivo di nuove personalità … Fra poco il Primo Ministro francese verrà dall’Africa del nord… I miei “gangster” sono innocenti come la Gioconda di Leonardo Da Vinci… La gente deve riconsiderare il proprio modo di vedere “l'altro.” [Sislej Xhafa, 2003].
Sislej Xhafa nasce l’8 ottobre 1970 a Peje, in Kosovo, da famiglia albanese. Lascia il proprio paese nel 1988 per l’Inghilterra, risiedendo per qualche tempo a Londra. Quindi si trasferisce a Firenze, dove studia all’Accademia di Belle Arti e inizia a sperimentare differenti linguaggi, dal disegno alla scultura, dalla performance alla fotografia, incentrando la propria ricerca artistica sulle realtà sociali, economiche e politiche e sulla complessità della società contemporanea. Nel 1995 espone per la prima volta nella collettiva Christmas Tree al The Rookery Building di Chicago e l’anno successivo nell’ambito di Video Brasile - Video Festival International di São Paulo. Nel 1997 entra illegalmente alla 47a Biennale di Venezia per proporsi come Padiglione albanese clandestino mentre, vestito da calciatore della nazionale albanese, munito di radiocronaca registrata di una partita di calcio e di bandierina, cammina palleggiando e invitao la gente a giocare. L’azione vale all’artista l’invito alla successiva edizione della rassegna internazionale. Nel 1999 vince il premio Onufri 99 della Galleria Nazionale di Tirana e nel 2000 il primo Premio Querini Stampalia - Furla per la giovane arte italiana con l’opera Sweet Invasion, in cui presenta su una parete dorata i ritratti di alcuni mafiosi albanesi quali nuove icone del contemporaneo. Il tema della marginalità, dell’illegalità e dell’ambiguità della devianza ispira anche l’operazione concepita per la collettiva Over the Edges organizzata lo stesso anno dallo S.M.A.K. di Gand, dove Xhafa arreda in modo lussuoso e accogliente la sala d’attesa di una stazione di polizia, trasformandola in uno spazio di possibile dialogo (Pleasure our Flowers). Segue nello stesso anno la partecipazione a Manifesta 03 a Lubiana e in questa città, crocevia d’immigrazione dall’Est all’Europa, realizza una performance e un video nei quali, vestito come un agente di Borsa di Wall Street, alla stazione legge ad alta voce gli orari dei treni, cercando di smistare i passeggeri invece delle azioni (Stock Exchange). I temi dei diritti umani, della clandestinità, della migrazione, del viaggio, mutuati dallo stesso vissuto dell’artista, sono affrontati da Xhafa con intelligenza e ironia in performance spesso provocatorie e paradossali, che mirano a coinvolgere direttamente il pubblico. Una riflessione più specificamente storica contiene l’intervento realizzato nel 2001 a Cittadellarte-Fondazione Pistoletto di Biella, che gli vale il Minimum prize della stessa istituzione. Qui invita 7 veterani della resistenza antifascista della seconda guerra mondiale attorno a un tavolo coperto di noccioline e microfoni non funzionanti a rispondere alle sue domande su come boicottare la compagnia elettrica nazionale. Su invito di Francesco Bonami espone nel 2001 nella collettiva Uniform al P.S.1 MoMA di New York ed è chiamato da Achille Bonito Oliva a partecipare alla collettiva Tribù dell’arte nella sezione Lettrismo e Situazionismo. Continuità e sviluppi (Un profumo caldo di neve, 2000). Dopo la personale alla Kunsthalle di Berna (2001) è a Roma, dove stringe rapporti con la galleria romana Magazzino d’arte moderna e nel 2003 espone presso l'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma nella rassegna Vetrine alla Calcografia. La mostra offre all’artista l’occasione di sperimentare le tecniche calcografiche e tentare un confronto tra il proprio nomadismo immediato imprevedibile con la sistematicità e il radicamento dell’istituzione museale (see no evil / hear no evil / speak no evil). Presente alla Biennale di Istanbul (2001), di Kwanju, in Corea (2002) e di Tirana (2003), nel 2005, in occasione della biennale di New York Performa 05, presenta l’azione Yellow Associates in Motion e alla 51a Biennale di Venezia rappresenta l'Albania nella sua prima partecipazione ufficiale con un’istallazione di grandi dimensioni Ceremonial Crying System PV (2004): un’enorme maschera piangente di Ku Klux Klan che rimanda ad azioni di guerriglia insurrezionale verso la dittatura di un sistema capitalistico e aziendale che crea illegalità forzata, repressione ed emarginazione nella società civile. Proprio perché fa del transito, della migrazione e del rivolgimento della stabilità i principali temi della sua espressione, la ricerca di Xhafa pone invece particolare attenzione al luogo e alla società destinatari dell’opera. Questo procedimento è ben testimoniato nel 2005 dalla scultura realizzata per Montalcino nell’ambito della rassegna Arte all’Arte ideata dall’Associazione Arte Continua, raffigurante un veicolo Ape in marmo ribaltatosi contro un albero, il cui fine è puntare lo sguardo sull’altro lato della medaglia della ridente cittadina toscana nota per il vino. Per la personale Quattro movimenti curata da Sergio Risaliti nel 2006 al Quarter di Firenze Xhafa concepisce la mostra come un’unica opera circolare, che attraverso quattro movimenti si chiude ritornando nel punto in cui è iniziato il percorso, nel foyer, luogo di accoglienza del pubblico. Tra le opere esposte è una grande scultura in ceramica, materiale già sperimentato dall’artista nel 2001 nell’opera presentata alla 1a Biennale della Ceramica nell’Arte Contemporanea di Albissola Marina. Per le dimensioni, invece, la scultura anticipa le successive tre presentate nel 2006, prima, in Palazzo Ferniani poi presso il Museo Carlo Zauli di Faenza all’interno del progetto unitario Stuztespia (parola inventata dall'artista mettendo insieme le prime tre lettere del nome dato alle tre ceramiche). La mostra, inserita all'interno della sesta edizione del progetto Residenza d'Artista curato da Daniela Lotta, chiude un workshop sulla ceramica nell’arte contemporanea. All’estrema libertà dei mezzi espressivi utilizzati corrisponde la concezione di opere aperte a molteplici interpretazioni e associazioni diverse da parte del pubblico più attento, nelle quali l'approccio ironico riesce ad alleggerire tematiche altrimenti eccessivamente problematiche. Questi elementi sono ben riscontrabili nel video Passionate Fruit (2007), esposto nel 2008 a Palazzo Strozzi a Firenze nell’ambito di Worlds on Video - International Video Art, a cura di Anita Beckers. L’opera presenta un'unica inquadratura, in cui una pistola bagnata da una pioggia incessante giace dimenticata sull’asfalto accanto a una pozza, intrecciando il fascino sinistro evocato dall’arma con la poetica della pioggia per dare vita a un racconto autonomo, che con scelte minimali allude tanto al passato dell’artista in Kosovo al tempo del conflitto balcanico, quanto ad altri possibili guerre, quanto, infine, ai film western e polizieschi della storia del cinema. Nelle sue opere – installazioni, fotografie, video e performance – Sislej Xhafa affronta i temi dell'emarginazione e della violenza all'interno della vita politica così come della società.
Nel 2010, in occasione della personale alla Roda Sten Gallery di Goteborg, Svezia, l’artista presenta un mezzobusto di grandi dimensioni raffigurante Silvio Berlusconi come una sorta di Buddha, ironico tributo alla figura grottesca del primo ministro italiano, ma al contempo glorifica la sua immagine. Sislej Xhafa vive e lavora a New York dal 2006.
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2006
| Materials |
Acrylic on canvas |
| Height: | cm. 91.00 |
| Width: | cm. 91.00 |

Sislej Xhafa: See no evil, hear no evil, speak no evil 
Sislej Xhafa 





















